by Silvia Prosperi on February 6, 2010
Sembrerà strano, ma la mia foto preferita è questa, scattata nella cucina del B&B.

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Seguono un pò di biciclette…
BICI BAGNATA

BICI AL VERDE

BICI SOTTOVENTO

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…e questa scattata vicino la casa di Anna Frank.

Su Flickriver tutte le altre.
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Amsterdam Photographs
by Silvia Prosperi on January 30, 2010
… e domani si parte. Siamo al post numero duecento di questo blog. Il numero giusto, ne approfitto per mettere su una coppia di foto e di parlare di una coppia di libri comprati in un giorno di pioggia torrenziale. Anzi non li dico, domani si parte ed è tardi, buonanotte.
by Silvia Prosperi on January 29, 2010
by Silvia Prosperi on January 28, 2010
Sono due libri comprati doppi, uno per me e uno per A nella stessa circostanza e nello stesso momento.
Sono due compleanni che da sempre avvengono nello stesso giorno.
Sono di nuovo due libri, comprati uguali, in due momenti diversi del tempo senza che il secondo avesse memoria del primo.
Doppio il maschile e il femminile, e perfino l’uno, quando è completo è doppio.
Doppia è la strada e doppi ultimamente i post che scrivo.
A volte il doppio è ridondante, a volte implica una scelta, il doppio tende all’uno, il doppio appartiene, a volte, alla natura delle cose.
Il doppio è una costante senza con questo voler dire doppiezza.
Doppio è Narciso, che si sdoppia nella sua immagine riflessa. Ma è un doppio che non raddoppia, è un doppio sottrattivo in questo caso.
Il doppio me lo porto perfino dentro il giorno in cui sono nata, doppio il mese e doppio il giorno. Sono nata in un giorno raddoppiato.
by Silvia Prosperi on January 26, 2010
by Silvia Prosperi on January 23, 2010

- Una fetta di Tarte tatin grazie.
- Accidenti, mi dispiace l’abbiamo venduta intera stamattina.
by Silvia Prosperi on January 21, 2010
Insha’Allah è una delle prime parole che si imparano insegnando ai Somali. Insha’Allah, se dio vuole, una specie di Utinam, al contrario. Viene appeso per lo più alla fine dei discorsi soprattutto se rivolti al futuro. Ci vediamo domani a lezione, insha’Allah.
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Oggi mostra di E. Hopper e mostra di Steve Mc.Curry (prorogata fino al 28 Febbraio per chi fosse interessato) e anche ospitata gentilmente nella casa stazia, piena di coperte e libri che a tratti mi sembrava di essere capitata per la seconda volta nella casa di Jane…. :)
“Tutto quello che ho sempre voluto fare è dipingere la luce del sole su un lato di una casa”. E. Hopper.

Che dire? Che la sensazione che ho avuto, guardando le sue opere, è stata quella di entrare dentro l’anima? posso dirlo? del signor Hopper, nel mondo così come questo è rappresentato nel suo spazio interiore.
Ci ho trovato qualcosa di simile al modo che ho di intendere la fotografia. Non soltanto per l’ essenzialità del suo modo di far vedere le cose ma anche, e forse soprattutto, per l’uso della luce. Meglio ancora per la funzione che ha la luce.
Luce = bellezza. E luce e bellezza accadono vivono o convivono in Hopper con la mediocrità di tutto ciò che abitualmente si ha sotto il naso. Il bello del brutto, la luce tagliente e presente che tocca perfino i posti più insignificanti e forse, nella visione di Hopper, solo quelli, perchè solo quelli ci sono e lo circondano.
Allo stesso modo attraverso la fotografia cerco di dire il bello del brutto, di far vedere l’uno attraverso l’altro, non so bene se per protesta, vedete signori, quello che voi lasciate indietro, da parte, in realtà ha la sua bellezza, che brilla limpida al di sopra delle vostre zucche vuote, oppure per anticonformismo, oppure per chissà quale altro motivo.
Non uso la luce nel suo stesso modo, non uso i colori nel suo stesso modo, magari. Ma questo suo far brillare la luce in prossimità dell’insignificanza, diciamo così, mi ha colpito molto.
Poi abbiamo in comune anche il fatto di aver abitato o abitare entrambi al quarto piano senza ascensore, ma questa è un’altra storia… ;)
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Edward Hopper,
Steve Mc Curry
by Silvia Prosperi on January 18, 2010
www.youtube.com/watch?v=u2zmhs_S2e8
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STATUS FEISBUCCHIANO NON PUBBLICATO (dunque solo per i pochi intimi che leggono il blog) : “oggi potrei chiamarla giornata dell’amicizia, un sacco di belle persone mi sono girate intorno, come un’eclissi di sole o di luna, chissà, bello comunque :-)”
by Silvia Prosperi on January 15, 2010
Acquario. Un lettore di nome Judd mi ha rivelato in che modo lui e i suoi amici affrontano i malumori tipici di gennaio. Considerati i tuoi presagi astrali, Acquario, direi che la sua strategia è perfetta anche per te. “Nei giorni più freddi”, racconta Judd, “io e i miei amici portiamo fuori casa un po’ di roba e passiamo del tempo all’aria aperta, ascoltando indie rock a tutto volume con indosso i nostri vestiti più vecchi e comodi. Mentre beviamo birra scura, malediciamo le seccature dell’inverno giocando a frisbee, calcio e pallavolo, i nostri sport estivi preferiti”. Studia la sua testimonianza, Acquario, e modifica la strategia a tuo piacimento.
by Silvia Prosperi on January 11, 2010

Foto di Guido Harari.
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Mi viene di fare post doppi, forse perché uno da solo sarebbe poco, forse perchè, e mi sembra più probabile, nascono gemelli, pur essendo tra loro ben distinti.
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Dico soltanto che accadeva di lui come di una nave squassata dalla tempesta, la quale miseramente avanzi lungo la costa, sottovento. Il porto le darebbe volentieri soccorso; il porto è pietoso, nel porto c’è sicurezza, comodità, focolare, cibo, coperte calde, amici e tutte le cose care alla nostra vita mortale. Ma in quella bufera il porto, la terra, sono per la nave il rischio più temibile. Essa deve fuggire ogni ospitalità; toccare terra una volta, anche soltanto sfiorando la chiglia, significherebbe far rabbrividire la nave da cima a fondo. Con tutta la sua forza essa apre ogni vela per allontanarsi da terra e, così facendo, lotta proprio contro i venti che volentieri la spingerebbero a riva e si getta di nuovo alla ricerca dei mari sconvolti, purché lontani da terra; per cercare salvezza si precipita disperatamente nel pericolo: l’unico amico è il suo più spietato nemico!
(HM, MD)
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La costa sottovento,
Mobydick
by Silvia Prosperi on January 9, 2010
Era tepore,
particelle sospese,
lentezza,
biancheria profumata,
rigagnolo che diviene torrente,
aria tersa,
erba che ti sfiora,
acqua sottile,
fiume leggero e basta.
Era luce,
fiume che attraversa campi.
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il treno perduto le voci di corridoio la voce impastata l’attesa infinita il sonno infranto la luce spenta le voci di sopraffondo le nuvole il sereno la pioggia la notte il buio la fine.
by Silvia Prosperi on January 6, 2010
Lo so, può non essere di buon auspicio iniziare l’anno con il tema del PARRUCCHIERE, però forse ne vale la pena.
Chi diavolo è il parrucchiere?
1 – non è un artista del capello: se vai da lui con l’idea che interpreterà la tua testa come se stesse per creare un poema omerico o un carme d’amore sei fuori strada.
2 – se pensi che questa volta non ti rifarà il solito taglio perchè te lo ha già fatto la volta scorsa, sei fuori strada.
3 – se pensi che non cerchi di farti quella cosa assolutamente inutile visto che non dura più di qualche ora che si chiama ‘messa in piega’ e che comporta un rincaro minimo di almeno 20 € sull’ambaradan, di nuovo sei fuori strada.
4 – se pensi che la cremetta che ti propone dopo il lavaggio faccia del bene alla tua testa e ti aiuterà a setirti più soddisfatta del lavoro finale, di nuovo, e non te lo dico più, sei fuori strada!

Dunque andiamo a vedere qual’è la vera essenza del parrucchiere.
1 – qualcuno che (forse) ha fatto le scuole superiori. Magari l’Istituto magistrale, la presenza indiscriminata di donne l’ha confuso e gli ha ingenerato l’amore per il capello. Magari la scuola per geometri, la presenza indiscriminata di ragazzi quasi calvi gli ha ingenerato l’amore per il capello.
2 – qualcuno che, finite le scuole, ha studiato (quanto? due anni?) per diventare parrucchiere. La scuola di polizia proprio non gli andava e si è buttato sulla clinica della parrucca.
3 – ha aperto un negozio, frequentato per lo più al giovedì e al sabato da incallite giocatrici di bridge.
E questo è tutto, mia giovane ragazza in cerca di buona fortuna! Chiedi ai tuoi amici, ovunque si trovino, che ti sappiano consigliare, fatti dare gli indirizzi dei migliori parrucchieri che si trovano in tutte le città del mondo e comincia a viaggiare.
(dicono che ad Amsterdam ci siano dei parrucchieri eccezionali…)
by Silvia Prosperi on January 5, 2010
Potete aver visto molte navi bizzarre nella vostra vita, per conto mio; trabiccoli a forma di alluce; monumentali giunche giapponesi; galee fatte come la scatola del burro, e chissà cos’altro; ma, sulla mia parola, non avete mai incontrato un vascello così originale come questo curioso, antico “Pequod”. Era una nave della vecchia scuola, piuttosto piccola, con un’aria da credenza antiquata, con le gambe ad artiglio. Di lunga stagionatura e colorita dalle intemperie, nei tifoni e nelle calme dei quattro oceani, il materiale del suo vecchio scafo si era brunito come la pelle di un granatiere francese che avesse fatto le campagne d’Egitto e di Siberia. La prua veneranda aveva la barba. Gli alberi, tagliati chissà dove sulle coste del Giappone, dopo che gli originali si erano perduti in un fortunale, gli alberi si ergevano rigidi come le spine dorsali dei tre vecchi re di Colonia. I ponti vetusti erano consunti e rugosi come la lastra di pietra venerata dai pellegrini nella cattedrale di Canterbury, là dove Becket versò il suo sangue. Ma a tutte queste vecchie anticaglie si aggiungevano nuove e meravigliose fattezze, proprie del traffico selvaggio che essa stava conducendo da più di mezzo secolo.
(HM, MD)
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Mobydick,
Pequod
by Silvia Prosperi on December 26, 2009

Accanto al suddetto, pur non avendo col suddetto relazione alcuna, andrebbe predisposta la piccola storia del Cinema. Nessuno la sa ed è direi a dir poco insulsa. Racconta di un tale seduto in prima fila e di un altro il venditore di pop corn che, incrociandolo in un pomeriggio d’autunno, gli disse: che onore che hai, e se ne andò via. Poi successe il finimondo e della prima fila fu fatto mercimonio. Nani puttane banchieri e ballerine eccetera eccetera eccetera.
Alla fine della storia il tale voleva tornare in prima fila ma le poltrone non c’erano più, la gommapiuma era saltata e il cinema era stato chiuso.
Trovati un altro cinema, disse il venditore di pop corn incrociandolo sulla porta. E con la ramazza buttò giù dal gradino anche gli ultimi tre chicchi di pop corn.
(Photos on Flickriver)
by Silvia Prosperi on December 24, 2009
Se c’è un libro che non ho mai sopportato e neanche potuto vedere da lontano è la Coscienza di Zeno. Già il nome Zeno mi avrebbe dovuto mettere sull’avviso. Sembra uno di quei nomi assurdi che si leggono solo dentro la metropolitana milanese. Che ne so, Milano Ghisolfa, che è un nome? Anche no. E Zeno Cosini? Che è un nome??? Anche No No No.
Ecco.
Però forse una cosa di buono quel libro ce l’ha. La fine. Non nel senso che lo strazio ad un certo punto finisce (anche), ma nel senso che la conclusione a cui arriva, il nostro Zeno, non è poi così sbagliata. Conclude di non essere malato. (No, infatti era solo un grandissimo rompiscatole!). Conclude in altri termini che forse è il caso di prendersi per quel che è. (Un inetto!)
Ok, un inetto, ma la conclusione è comunque giusta!
E’ inutile mettere questo NO gigante sul mondo che non ti fa vivere neanche – se dio vuole – la tua inettitudine, sii quel che sei e forse sarai anche un pò meno inetto.
Ari Buon Natale.
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Italo Svevo,
La coscieza di Zeno,
Zeno Cosini
by Silvia Prosperi on December 23, 2009
Allora Buon Natale :)

by Silvia Prosperi on December 20, 2009
Uno di questi giorni la smetto di fare post fatti solo di foto. Promesso. :)
Foto scattata sotto il Campidoglio un pò di tempo fa. E’ ricicciata fuori (con opportuna terminologia romana) come un non so. Penso agli ingranaggi, all’olio motore (che è?) a quando c’è un guasto e si perde tempo per trovarlo. Mi sento come su una barchetta in mezzo al mare, quelle fatte di legno con la vela sopra che qualunque bambino ha disegnato. Wow. Che caos. Come guardare la propria camera e trovarla in disordine. O giù di lì. Maglie rosse fuori dai cassetti, libri per terra, il giradischi sul pavimento che non si può, una serranda a metà. Il caos a me rilassa. Mi fa sentire a mio agio.

by Silvia Prosperi on December 16, 2009
by Silvia Prosperi on December 13, 2009
Proprio così è stato, un giorno di luna di inverno qualcuno ha voluto il tuo fiore.
Ci sono cose che si riescono a dire e cose che non si riesce.
So solo di una mattina d’inverno con la tramontana fuori e il vento che entrava dentro. So dell’aria leggera che accarezzava le tue gambe e sfiorava le tue mani. So dei tuoi capelli rimasti uguali e del tuo viso tornato innocente e piccolo come quello di un bambino.
So del tempo che passa e del tempo che è passato e delle circonferenze che segnano il tronco di un albero e ne misurano gli anni. So tutto questo e perfino l’impossibilità di porvi rimedio con un gesto qualunque della mano.
Ma so molto di più e quel di più, che tu ora mi dici, lo terrò con me.
Nota: al testo di Gianmaria Testa che dice “una mattina di luna di inverno tutta la piazza ha voluto il tuo fiore” e che parla della nascita di un bambino, ho dato un senso mio, non immediatamente evidente a chi legge e forse addirittura speculare al testo citato.
by Silvia Prosperi on December 10, 2009
by Silvia Prosperi on December 7, 2009

Vignetta di Simona Bassano di Tufillo.
by Silvia Prosperi on December 5, 2009
Ci sembrava di essere finalmente padroni di noi stessi, e soprattutto sperimentavamo una dimensione selvaggia dell’esistenza in assoluta simbiosi con l’ambiente. Ancora adesso sono convinto che l’arrampicata sia stata per me solo un mezzo per entrare in questa dimensione magica della vita. Per vedere le cose in maniera diversa.
(See also this)
by Silvia Prosperi on December 4, 2009
by Silvia Prosperi on December 3, 2009
E adesso mi domando se finalmente capiremo come mai arrivano qui tante persone dalla Somalia richiedenti asilo politico:
Somalia, attentato a Mogadiscio. Quattro ministri uccisi in un hotel.
Mi domando anche, visto che ci sono, come mai il Partito Democratico ha così tanta difficoltà a mettere il cappello (anche la sciarpa nè) sopra la manifestazione del 5 Dicembre. Deve essere per un motivo simile a quello per cui non ha messo il cappello (e anche che so, il soprabito? il paltò?) sulla manifestazione nazionale del 17 Ottobre a Roma.
Forse le parole “integrazione” “diversità” “apertura” non sono voci adatte a finire nel vocabolario del principale partito della Sinistra italiana. Forse intercettare il malcontento e farlo convergere verso una proposta concreta di cambiamento, mi riferisco qui alla manifestazione del 5 Dicembre, non è affare proprio del principale partito di opposizione in Italia.
Vabbè.
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Attentato a Mogadiscio,
NO B. DAY,
No Berlusconi day