by Silvia Prosperi on January 30, 2010
… e domani si parte. Siamo al post numero duecento di questo blog. Il numero giusto, ne approfitto per mettere su una coppia di foto e di parlare di una coppia di libri comprati in un giorno di pioggia torrenziale. Anzi non li dico, domani si parte ed è tardi, buonanotte.
by Silvia Prosperi on January 29, 2010
by Silvia Prosperi on January 28, 2010
Sono due libri comprati doppi, uno per me e uno per A nella stessa circostanza e nello stesso momento.
Sono due compleanni che da sempre avvengono nello stesso giorno.
Sono di nuovo due libri, comprati uguali, in due momenti diversi del tempo senza che il secondo avesse memoria del primo.
Doppio il maschile e il femminile, e perfino l’uno, quando è completo è doppio.
Doppia è la strada e doppi ultimamente i post che scrivo.
A volte il doppio è ridondante, a volte implica una scelta, il doppio tende all’uno, il doppio appartiene, a volte, alla natura delle cose.
Il doppio è una costante senza con questo voler dire doppiezza.
Doppio è Narciso, che si sdoppia nella sua immagine riflessa. Ma è un doppio che non raddoppia, è un doppio sottrattivo in questo caso.
Il doppio me lo porto perfino dentro il giorno in cui sono nata, doppio il mese e doppio il giorno. Sono nata in un giorno raddoppiato.
by Silvia Prosperi on January 26, 2010
by Silvia Prosperi on January 23, 2010

- Una fetta di Tarte tatin grazie.
- Accidenti, mi dispiace l’abbiamo venduta intera stamattina.
by Silvia Prosperi on January 21, 2010
Insha’Allah è una delle prime parole che si imparano insegnando ai Somali. Insha’Allah, se dio vuole, una specie di Utinam, al contrario. Viene appeso per lo più alla fine dei discorsi soprattutto se rivolti al futuro. Ci vediamo domani a lezione, insha’Allah.
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Oggi mostra di E. Hopper e mostra di Steve Mc.Curry (prorogata fino al 28 Febbraio per chi fosse interessato) e anche ospitata gentilmente nella casa stazia, piena di coperte e libri che a tratti mi sembrava di essere capitata per la seconda volta nella casa di Jane…. :)
“Tutto quello che ho sempre voluto fare è dipingere la luce del sole su un lato di una casa”. E. Hopper.

Che dire? Che la sensazione che ho avuto, guardando le sue opere, è stata quella di entrare dentro l’anima? posso dirlo? del signor Hopper, nel mondo così come questo è rappresentato nel suo spazio interiore.
Ci ho trovato qualcosa di simile al modo che ho di intendere la fotografia. Non soltanto per l’ essenzialità del suo modo di far vedere le cose ma anche, e forse soprattutto, per l’uso della luce. Meglio ancora per la funzione che ha la luce.
Luce = bellezza. E luce e bellezza accadono vivono o convivono in Hopper con la mediocrità di tutto ciò che abitualmente si ha sotto il naso. Il bello del brutto, la luce tagliente e presente che tocca perfino i posti più insignificanti e forse, nella visione di Hopper, solo quelli, perchè solo quelli ci sono e lo circondano.
Allo stesso modo attraverso la fotografia cerco di dire il bello del brutto, di far vedere l’uno attraverso l’altro, non so bene se per protesta, vedete signori, quello che voi lasciate indietro, da parte, in realtà ha la sua bellezza, che brilla limpida al di sopra delle vostre zucche vuote, oppure per anticonformismo, oppure per chissà quale altro motivo.
Non uso la luce nel suo stesso modo, non uso i colori nel suo stesso modo, magari. Ma questo suo far brillare la luce in prossimità dell’insignificanza, diciamo così, mi ha colpito molto.
Poi abbiamo in comune anche il fatto di aver abitato o abitare entrambi al quarto piano senza ascensore, ma questa è un’altra storia… ;)
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Steve Mc Curry
by Silvia Prosperi on January 18, 2010
www.youtube.com/watch?v=u2zmhs_S2e8
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STATUS FEISBUCCHIANO NON PUBBLICATO (dunque solo per i pochi intimi che leggono il blog) : “oggi potrei chiamarla giornata dell’amicizia, un sacco di belle persone mi sono girate intorno, come un’eclissi di sole o di luna, chissà, bello comunque :-)”
by Silvia Prosperi on January 15, 2010
Acquario. Un lettore di nome Judd mi ha rivelato in che modo lui e i suoi amici affrontano i malumori tipici di gennaio. Considerati i tuoi presagi astrali, Acquario, direi che la sua strategia è perfetta anche per te. “Nei giorni più freddi”, racconta Judd, “io e i miei amici portiamo fuori casa un po’ di roba e passiamo del tempo all’aria aperta, ascoltando indie rock a tutto volume con indosso i nostri vestiti più vecchi e comodi. Mentre beviamo birra scura, malediciamo le seccature dell’inverno giocando a frisbee, calcio e pallavolo, i nostri sport estivi preferiti”. Studia la sua testimonianza, Acquario, e modifica la strategia a tuo piacimento.
by Silvia Prosperi on January 11, 2010

Foto di Guido Harari.
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Mi viene di fare post doppi, forse perché uno da solo sarebbe poco, forse perchè, e mi sembra più probabile, nascono gemelli, pur essendo tra loro ben distinti.
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Dico soltanto che accadeva di lui come di una nave squassata dalla tempesta, la quale miseramente avanzi lungo la costa, sottovento. Il porto le darebbe volentieri soccorso; il porto è pietoso, nel porto c’è sicurezza, comodità, focolare, cibo, coperte calde, amici e tutte le cose care alla nostra vita mortale. Ma in quella bufera il porto, la terra, sono per la nave il rischio più temibile. Essa deve fuggire ogni ospitalità; toccare terra una volta, anche soltanto sfiorando la chiglia, significherebbe far rabbrividire la nave da cima a fondo. Con tutta la sua forza essa apre ogni vela per allontanarsi da terra e, così facendo, lotta proprio contro i venti che volentieri la spingerebbero a riva e si getta di nuovo alla ricerca dei mari sconvolti, purché lontani da terra; per cercare salvezza si precipita disperatamente nel pericolo: l’unico amico è il suo più spietato nemico!
(HM, MD)
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Mobydick
by Silvia Prosperi on January 9, 2010
Era tepore,
particelle sospese,
lentezza,
biancheria profumata,
rigagnolo che diviene torrente,
aria tersa,
erba che ti sfiora,
acqua sottile,
fiume leggero e basta.
Era luce,
fiume che attraversa campi.
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il treno perduto le voci di corridoio la voce impastata l’attesa infinita il sonno infranto la luce spenta le voci di sopraffondo le nuvole il sereno la pioggia la notte il buio la fine.
by Silvia Prosperi on January 6, 2010
Lo so, può non essere di buon auspicio iniziare l’anno con il tema del PARRUCCHIERE, però forse ne vale la pena.
Chi diavolo è il parrucchiere?
1 – non è un artista del capello: se vai da lui con l’idea che interpreterà la tua testa come se stesse per creare un poema omerico o un carme d’amore sei fuori strada.
2 – se pensi che questa volta non ti rifarà il solito taglio perchè te lo ha già fatto la volta scorsa, sei fuori strada.
3 – se pensi che non cerchi di farti quella cosa assolutamente inutile visto che non dura più di qualche ora che si chiama ‘messa in piega’ e che comporta un rincaro minimo di almeno 20 € sull’ambaradan, di nuovo sei fuori strada.
4 – se pensi che la cremetta che ti propone dopo il lavaggio faccia del bene alla tua testa e ti aiuterà a setirti più soddisfatta del lavoro finale, di nuovo, e non te lo dico più, sei fuori strada!

Dunque andiamo a vedere qual’è la vera essenza del parrucchiere.
1 – qualcuno che (forse) ha fatto le scuole superiori. Magari l’Istituto magistrale, la presenza indiscriminata di donne l’ha confuso e gli ha ingenerato l’amore per il capello. Magari la scuola per geometri, la presenza indiscriminata di ragazzi quasi calvi gli ha ingenerato l’amore per il capello.
2 – qualcuno che, finite le scuole, ha studiato (quanto? due anni?) per diventare parrucchiere. La scuola di polizia proprio non gli andava e si è buttato sulla clinica della parrucca.
3 – ha aperto un negozio, frequentato per lo più al giovedì e al sabato da incallite giocatrici di bridge.
E questo è tutto, mia giovane ragazza in cerca di buona fortuna! Chiedi ai tuoi amici, ovunque si trovino, che ti sappiano consigliare, fatti dare gli indirizzi dei migliori parrucchieri che si trovano in tutte le città del mondo e comincia a viaggiare.
(dicono che ad Amsterdam ci siano dei parrucchieri eccezionali…)
by Silvia Prosperi on January 5, 2010
Potete aver visto molte navi bizzarre nella vostra vita, per conto mio; trabiccoli a forma di alluce; monumentali giunche giapponesi; galee fatte come la scatola del burro, e chissà cos’altro; ma, sulla mia parola, non avete mai incontrato un vascello così originale come questo curioso, antico “Pequod”. Era una nave della vecchia scuola, piuttosto piccola, con un’aria da credenza antiquata, con le gambe ad artiglio. Di lunga stagionatura e colorita dalle intemperie, nei tifoni e nelle calme dei quattro oceani, il materiale del suo vecchio scafo si era brunito come la pelle di un granatiere francese che avesse fatto le campagne d’Egitto e di Siberia. La prua veneranda aveva la barba. Gli alberi, tagliati chissà dove sulle coste del Giappone, dopo che gli originali si erano perduti in un fortunale, gli alberi si ergevano rigidi come le spine dorsali dei tre vecchi re di Colonia. I ponti vetusti erano consunti e rugosi come la lastra di pietra venerata dai pellegrini nella cattedrale di Canterbury, là dove Becket versò il suo sangue. Ma a tutte queste vecchie anticaglie si aggiungevano nuove e meravigliose fattezze, proprie del traffico selvaggio che essa stava conducendo da più di mezzo secolo.
(HM, MD)
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Pequod