Ad un aspetto che seppur deforme è pur sempre umano, corrispondono abitudini quasi bestiali. Il loro cibo non ha bisogno nè di fuoco nè di condimento se consiste in radici d’erbe selvatiche e nella carne del primo animale che capita a tiro, da far frollare un pò, tenendola sotto le cosce mentre cavalcano. Mai che si ritrovino nell’interno di qualche edificio, anzi comunemente rifiutano le case come tombe, e questo al punto di non disporre nemmeno di tuguri di canne. Ma vivendo vaghi, in un continuo trasmigrare per selve e montagne, intanto si abituano fin dalla nascita a soppotare la fame, la sete, le intemperie. In paese straniero poi, non entrano in un’abitazione se non per necessità assoluta, convinti come sono che, sotto un tetto non possa esservi sicurezza.
[Tal Ammiano Marcellino più meno nel IV sec DC.
A distanza di millesettecento anni diciamo, pensiamo, scriviamo più o meno le stesse cose. CHE PACCHIA.]
