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BOOKS

What’s on a man’s mind

by Silvia on May 11, 2010

Freud ebbe un sogno, che implicava problemi che non mi sento autorizzato a riferire. Lo interpretai come meglio potevo, ma aggiunsi che si sarebbe potuto dire molto di più se mi avesse fornito alcuni particolari sulla sua vita privata. A queste parole Freud mi guardò sorpreso, con uno sguardo carico di sospetto, poi disse: “Non posso mettere a repentaglio la mia autorità!”. La perse in quel momento. Quella frase si impresse come un marchio indelebile nella mia memoria, e in essa vi era già un preannuncio della fine della nostra amicizia. Così Freud poneva l’autorità personale al di sopra della verità!

(CGJ, Ricordi, sogni, riflessioni. Ed. BUR 2008)

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Lopichis era il bisononno di Paolo Diacono. Paolo Diacono è l’autore longobardo della Storia dei Longobardi, anni 787-789.
I Longobardi arrivarono in Italia intorno al 568 passando dal Friuli e stanziandosi inizialmente sulle rive del fiume Vipacco. Un fiume un programma, ironia della sorte.
Intorno al 610 i Longobardi friulani furono invasi dagli Avari e molti di loro furono deportati in Pannonia, attuale Ungheria. Nel frattempo nel resto di Italia, sia detto per dovere di cronaca, il Regno longobardo imperversava felice.

Rimaniamo in Pannonia. Qui comincia la storia di Lopichis e soprattutto comincia il suo viaggio di ritorno verso l’Italia per ritrovare la casa dei suoi avi. Una storia che Paolo Diacono racconta molto bene:

E adesso a me, – scrive Paolo Diacono – scrittore di questi fatti, par conveniente,

Bene, cosa c’entra Richard in tutto questo?

Quasi niente direi. Richard è un mio studente, uno studente sudamericano, che conosce molto bene l’Inglese e che è vissuto in Canada per un periodo piuttosto lungo.

Oggi ha avuto la cittadinanza italiana. Sono stata molto contenta,  il mio primo studente a prendere la cittadinanza: COSE GIUSTE E BEN FATTE 1, MONDO A ROVESCIO 0. Olè.

Richard ha un bisnonno, un lontanissimo bisnonno italiano, per parte di padre come si dice in questi casi. Grazie a questo bisnonno le pratiche per ottenere la cittadinanza sono state più brevi. Da qui la storia del bisnonno Lopichis.

A ben vedere la storia del bisnonno deve essermi saltata in mente perchè in qualche modo devo aver associato la storia del ritorno di Lopichis a quella di Richard, chissà, vai a sapere, fatto sta che stasera ho voglia di festeggiare.

In bocca al lupo Richard, e vista la storia di Lopichis, direi che sia quasi una cosa calzante ;-)

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Eremitaggio ;)

by Silvia on April 8, 2010

L’abate Agheras va dall’abate Poemen e gli dice: “Sono andato ad abitare dappertutto, ma non ho trovato riposo. Dove vuoi che abiti?”

Replica dell’anziano: “Non c’è più deserto, ormai. Va’ dunque in un luogo popoloso, nel mezzo della folla, restaci e conduci te stesso come un uomo che non esiste. Avrai così il sovrano riposo”.
(Detti e fatti dei Padri del deserto, p.157)

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Book

by Silvia on April 7, 2010

“Presentamos el nuovo dispositivo de conocimiento bioptico organizzato de nom commercial book”:

leerestademoda.com/

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Che soddisfazione essere usciti dal Medioevo!

by Silvia on March 25, 2010

Accanto alle prestazioni lavorative obbligatorie, ai canoni in denaro o in natura, [...] essi erano di volta in volta gravati da tasse sui pedaggi stradali, sull’uso di ponti o di porti fluviali, ed erano tenuti a fornire ospitalità gratuita su richiesta al signore o ai suoi inviati e soldati, a servirsi forzosamente a pagamento di mulini, forni e altre strutture e servizi di proprietà esclusiva del signore (che esigeva pure somme per l’uso dei pascoli, boschi, acque e incassava le multe comminate ai colpevoli di reati che lui stesso aveva giudicato), a versare imposte quali il fodro (all’inizio destinato al mantenimento dell’esercito regio e poi divenuto contributo fisso) o la taglia (pagamento dovuto da un’intera comunità per la protezione ad essa accordata dal signore).

(G. Azara, La Civiltà del Medioevo, Il Mulino 2004)

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Arrivano i barbari!!!

by Silvia on March 17, 2010

Ad un aspetto che seppur deforme è pur sempre umano, corrispondono abitudini quasi bestiali. Il loro cibo non ha bisogno nè di fuoco nè di condimento se consiste in radici d’erbe selvatiche  e nella carne del primo animale che capita a tiro, da far frollare un pò, tenendola sotto le cosce mentre cavalcano. Mai che si ritrovino nell’interno di qualche edificio, anzi comunemente rifiutano le case come tombe, e questo al punto di non disporre nemmeno di tuguri di canne. Ma vivendo vaghi, in un continuo trasmigrare per selve e montagne, intanto si abituano fin dalla nascita a soppotare la fame, la sete, le intemperie. In paese straniero poi, non entrano in un’abitazione se non per necessità assoluta, convinti come sono che, sotto un tetto non possa esservi sicurezza.

[Tal Ammiano Marcellino più meno nel IV sec DC.
A distanza di millesettecento anni diciamo, pensiamo, scriviamo più o meno le stesse cose. CHE PACCHIA.]

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Da wittgenstein.it

by Silvia on January 29, 2010

Interessante articolo su Adriana Motti traduttrice di Salinger.

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Thinking of faber

by Silvia on January 11, 2010

Foto di Guido Harari.

* * *

Mi viene di fare post doppi, forse perché uno da solo sarebbe poco, forse perchè, e mi sembra più probabile, nascono gemelli, pur essendo tra loro ben distinti.

* * *

Dico soltanto che accadeva di lui come di una nave squassata dalla tempesta, la quale miseramente avanzi lungo la costa, sottovento. Il porto le darebbe volentieri soccorso; il porto è pietoso, nel porto c’è sicurezza, comodità, focolare, cibo, coperte calde, amici e tutte le cose care alla nostra vita mortale. Ma in quella bufera il porto, la terra, sono per la nave il rischio più temibile. Essa deve fuggire ogni ospitalità; toccare terra una volta, anche soltanto sfiorando la chiglia, significherebbe far rabbrividire la nave da cima a fondo. Con tutta la sua forza essa apre ogni vela per allontanarsi da terra e, così facendo, lotta proprio contro i venti che volentieri la spingerebbero a riva e si getta di nuovo alla ricerca dei mari sconvolti, purché lontani da terra; per cercare salvezza si precipita disperatamente nel pericolo: l’unico amico è il suo più spietato nemico!

(HM, MD)

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:-)

by Silvia on January 5, 2010

Potete aver visto molte navi bizzarre nella vostra vita, per conto mio; trabiccoli a forma di alluce; monumentali giunche giapponesi; galee fatte come la scatola del burro, e chissà cos’altro; ma, sulla mia parola, non avete mai incontrato un vascello così originale come questo curioso, antico “Pequod”. Era una nave della vecchia scuola, piuttosto piccola, con un’aria da credenza antiquata, con le gambe ad artiglio. Di lunga stagionatura e colorita dalle intemperie, nei tifoni e nelle calme dei quattro oceani, il materiale del suo vecchio scafo si era brunito come la pelle di un granatiere francese che avesse fatto le campagne d’Egitto e di Siberia. La prua veneranda aveva la barba. Gli alberi, tagliati chissà dove sulle coste del Giappone, dopo che gli originali si erano perduti in un fortunale, gli alberi si ergevano rigidi come le spine dorsali dei tre vecchi re di Colonia. I ponti vetusti erano consunti e rugosi come la lastra di pietra venerata dai pellegrini nella cattedrale di Canterbury, là dove Becket versò il suo sangue. Ma a tutte queste vecchie anticaglie si aggiungevano nuove e meravigliose fattezze, proprie del traffico selvaggio che essa stava conducendo da più di mezzo secolo.
(HM, MD)

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Il peso della farfalla

by Silvia on November 16, 2009

More about Il peso della farfalla

D’estate le stelle cadevano a briciole, ardevano in volo spegnendosi sui prati. Allora andava da quelle cadute vicino, a leccarle. Il re assaggiava il sale delle stelle. *

Che altro aggiungere? Niente direi, se non le telefonate che hanno accompagnato la lettura di questo libro, non mie ma della persona che era accanto a me oggi sul treno. La donna telefono potremmo chiamarla, non un libro, non un giornale, non una musichetta nelle orecchie, non un pc sotto il naso. Solo il trill dei suoi due telefoni e la sua voce squillante da Milano a Roma. E te saluto. Per fortuna che è venuto fuori il sole. E che la fase più intensa del suo telefonare è coincisa con il secondo racconto del libro (Visita ad un albero) più breve e meno intenso del primo.

* Erri De Luca, Il Peso della farfalla p.26

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Lo consiglio

by Silvia on November 7, 2009

La Cura, di Michele Ainis.

Perchè?

1) scorre radente i fatti illustrandoli nel modo più obiettivo. Questa è la pars destruens: ogni capitolo seziona un ambito del nostro vivere civile e ne dà conto informando con dovizia di particolari. Che è già un’ottima cosa. Destruens perchè il quadro che ne viene fuori non è per nulla edificante, dalla gestione della cosa pubblica a qualunque gestione collettiva di interessi: consigli di amministrazione di aziende, comuni, università, sindacati, ordini di ogni ordine e grado, partiti politici e così via.

Il tema è quello importante della democrazia, quel che viene fuori è il fatto che malgrado l’ordinamento formalmente democratico che quasi ovunque ci diamo, di fatto disattendiamo puntualmente le nostre aspirazioni dando vita ad organismi di comando ingessati, cioè incapaci di pensare effettivamente all’interesse comune, e statici, cioè privi di ricambio a svantaggio del merito.

2) ogni capitolo ha una pars costruens: per ogni situazione vengono presentate delle possibili azioni correttive che possono migliorare lo stato delle cose. Anche qui con dovizia di particolari e in modo molto chiaro.

Dunque in conclusione direi che si tratta di un libro che forse ogni cittadino, nell’interesse proprio e comune, dovrebbe leggere.

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Sul confine

by Silvia on November 2, 2009

alda merini

Incroci, casuali, che ti piovono addosso come gocce d’acqua. Sembra di essere arrivati all’arrivo, sul confine di una nuova partenza, e c’è chi ricomincia o che comincia per la prima volta, e chi invece rimane lì.
Io ho addosso tutta la stanchezza della fine e poi una voglia infinita di rinnovamento. Secondo il mio stile, distruggo per creare.
Direi che siamo anche sullo spartiacque esatto tra l’estate e l’inverno, l’estate ora è davvero dietro e l’inverno è avanti. Neve, cappotti, poca luce. Ma anche l’inverno è un progetto, siamo abituati ogni anno a rifinirci dentro, un pò come il sottoscala o la cantina. Poi se ne viene fuori e ritrovi la luce. Vedi la primavera e te ne innamori.
L’inverno è il tempo in cui si investe, si conserva, si produce, si accumula. L’estate dovrebbe essere il tempo in cui si usa, si adopera quello che si è prodotto o accumulato. Peccato che la distinzione del lavoro nelle società odierne non sia proprio questa e anche quando sei ad Agosto o a Luglio che proprio non ce la fai più, sei ancora lì a mettere da parte, accumulare cose. Per cosa? Ma.
Comunque i vecchi dicevano, per la verità una vecchia da bambina mi disse, che si muore poco prima che venga giorno, poco prima che arrivi l’alba quando le tenebre non sono più tenebre e la luce non è ancora luce. Si muore sul passaggio, segnando il confine. Ciao Alda.

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Nel frattempo…

by Silvia on October 26, 2009

Nell’attesa di conoscere i risultati ufficiali di queste primarie, i libri che ho comprato sabato tra un volantino e l’altro. Doverosamente da leggere, scriverlo qui è come prendere un impegno formale con me stessa, e anche un invito al dialogo però;)

Un’Anima per il PD,
Luigi Manconi
More about Un' anima per il PD. La sinistra e le passioni tristi
           Sulla Razza,
Barack Obama
More about Sulla razza
           La Cura,
Michele Ainis
More about Un decalogo per ricominciare da zero. La scossa. Una terapia d'urto contro il potere degli inetti
                                                      
L’uomo a rovescio,
Fred Vargas
More about L'uomo a rovescio
           L’abitudine di Amare,
Doris Lessing
More about L'abitudine di amare
          

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Il canto del cigno

by Silvia on July 28, 2009

Oggi che giorno strano che è. Vado in giro in vespa con un sorriso che parte dall’orecchio est e arriva nell’orecchio ovest rischiando di sfracellarmi canticchiando la musichetta di tal FB che qualcuno di mia conoscenza mi ha dato. Compro un libro, anzi dimenticavo, adesso sto scrivendo in un quarto di pc perché da ieri 3 quadrati su 4 della superficie dello schermo sono graffiati da mille colori che dicono: vetro distrutto!!!
Torniamo al libro: mi imbatto nel libro: La ragazza che pensava all’amore con filosofia, di tal Charlotte Greig, che allego sotto. Il libro mi incuriosiva abbastanza, dunque, naturalmente, l’ho comprato.
E poi il pezzo forte: questo è l’ineffabile, è l’indicibile, è 36924R, è qualcosa che arriva da lontanissimo e che un miliardo di anni fa mi aveva scritto di non rimuovere almeno in assoluto l’idea di inoltrarmi nei “Sentieri che si perdono nel bosco” della Filosofia. E a me non rimane che ricordare tutto quello che c’è da ricordare, e di pensare quanto bella sia la vita e quanto io abbia ricevuto dalle persone importanti. La vita è bella! mi scriveva qualcun altro. Ci ho messo tanto a capirlo, e quasi a crederci.

Grazie ai due più grandi prof che io abbia mai avuto: J C e G C. Grazie per sempre.

More about La ragazza che pensava all'amore con filosofia

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Őναρ άντί όνείρατος

by Silvia on June 26, 2009

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due, poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvados.

San Juan, fuochi.

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Dal libro che sto leggendo (Parte II *)

by Silvia on May 16, 2009

“No,” le ho risposto “hai ragione. E’ vero”.
“E’ vero cosa?” ha chiesto.
“Che sono disturbato”. Pensavo al significato di questa parola, a che cosa volesse dire veramente, come quando si disturba la quiete o la televisione è disturbata. O quando ci si sente disturbati da un libro o da un film o dalla foresta vergine che brucia o dalle calotte polari che si ritirano. O dalla guerra in Iraq. Era uno di quei momenti in cui ti sembra di non aver mai sentito una certa parola e non riesci a credere che abbia proprio quel significato, e cominci a riflettere su come ci si èarrivati. E’ come il rintocco di una campana, cristallino e puro, disturbato, disturbato, disturbato, sentivo il suono vero della parola, così ho detto, come se me ne fossi appena accorto: “Sono disturbato”.

* La parte I è da un’altra parte (”scusate il bisticcio” “come si suol dire”).

You´re Disturbing My Nap!

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Il Fedone di Platone, Sulle tracce di Nives di Erri de Luca e Senza Verso di Emanuele Trevi. Tre libri di viaggio, il primo è un viaggio verso la morte, il tema è quello dell’immortalità dell’anima, il soggetto è Socrate. Socrate che beve la Cicuta, Socrate che parla con Simmia e Cebete nella sua cella, Socrate che scaccia Santippe che gli rompe le scatole. Socrate che l’ultimo discorso è come il canto del cigno, Socrate che prima di morire chiede a Critone di regalare un gallo ad Esculapio.

Il secondo (Sulle tracce di Nives) è un libro di viaggio, è il viaggio di Nives, che in latino vuol dire proprio neve, Nives Meroi, su un ottomila, senza ossigeno e senza sherpa che ti portano i pesi. Di questo libro ricordo Romano, di parecchio avanti a lei nella scalata, qualche ora forse. Non è tornato indietro per cercarla, vedere che fine avesse fatto. Ha avuto fiducia che arrivasse. A certe altitudini devi anche fare attenzione a non addormetarti, a non crollare dal sonno perchè l’ossigeno ti manca e la testa ti si annebbia, vorresti dormire. Se ti addormenti è la fine. Nives riporta l’attesa di Romano, il suo non voltarsi indietro come fiducia profonda. Un atto d’amore grande.

Il terzo libro è Senza Verso di Emanuele Trevi. Siamo a Roma, nell’ estate torrida del 2003. E lui, quest’anima solitaria, si va a rifugiare al fresco dentro la basilica inferiore di San Clemente. Una frescura che non si sarebbe mai immaginato. Tra l’altro lì trova delle strane iscrizioni affrescate sui muri “Fili de le pute, traite!” legge, sono le prime iscrizioni in volgare. Il libro è particolare e adatto direi quasi ad un momento di noia e di scazzo.

Spero che questi tre libri, che ho letto, e che non ho più, volino sulle gambe di altri uomini divenendo parte della loro storia come lo sono stati per me. Mi torna in mente la frase di Falcone, le idee che cammineranno sulle gambe di altri uomini. Vorrei fosse così.

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Un pò di libri e una tazza di thè

by Silvia on November 9, 2008

Domenica pomeriggio, Francesco (ndr FdG) suona Calypsos e io mi bevo una tazza di thè. E’un pò di tempo che mi piace passare il tempo così,  tra le copertine dei libri e il calore di queste coperte a pensare con calma in che direzione andare. Ha il suo fascino stare qui, non avere qualcuno che ti  metta fretta, e capire il mondo da un punto di vista più lucido e leggero, leggendo, girovangando qua e là nella rete, scegliendo con cura cosa fare o dove andare quando si andrà nel mondo fuori.

Butto giù l’elenco di un pò di libri che ho comprato ieri, 4 libri che si preannunciano molto interessanti per chiunque sia interessato alla rete e voglia per un motivo o per un altro intraprendere un’attività autonoma.

 

Marco Massarotto, Internet P.R.

Il primo è di un ragazzo che si occupa di Marketing e Comunicazione via Web. Mi aspetto da questo libro di capire molto di più e molto meglio come funziona la rete e quali sono le dinamiche soprattutto sociali che bisogna tenere presenti per comunicare e relazionarsi nel modo più efficace. Immagine di Internet P.R.

 

Luisa Carrada, Il Mestiere di Scrivere

Il secondo è il Mestiere di Scrivere di Luisa Carrada, è un libro più tecnico. Affronta in generale il tema della scrittura per le Aziende, penso ad esempio ai documenti che ha la fortuna di redigere chi ad esempio si occupa di Comunicazione interna, e via Web. Seguo da molto tempo Luisa Carrada sul suo blog e sul suo sito ed era ora che mi decidessi a leggere questo libro ;-) Immagine di Il mestiere di scrivere

 

Ferdinando Trias De Bes, Il libro nero dell’imprenditore

Il terzo mette in campana chiunque voglia dedicarsi ad un’attività imprenditoriale: capita spesso di fare molti errori e questo libro banalmente ti dice quali sono i più probabili e ti invita ad evitarli. Può essere utile. Immagine di Il libro nero dell'imprenditore

 

Mark Haddon, Il cavallo parlante e la ragazza triste e il villaggio sotto il mare.

L’ultimo invece è un libro di poesie, è capitato per caso, mi sono trovata a sfogliare la stessa pagina che poco prima mi aveva mostrato Isaia ma sul retro. La poesia in questione si intitolava I Poeti.La copertina e la (le) coincidenze sono state ragioni sufficienti per l’acquisto. Immagine di Il cavallo parlante e la ragazza triste e il villaggio sotto il mare

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Io sono di legno

by admin on September 22, 2008

E anche IO SONO DI LEGNO lo ho terminato, è volato via in un giorno, tra la pioggia, il letto e il weekend. E’ volato via in un sorso come mi capita sempre più spesso.

Lei ha solo 24 anni (Giulia Carcasi) e sembra ne abbia molti di più per la consapevolezza con cui scrive. Ciò detto non è mia intenzione fare una recensione del libro,  ma solamente dire l’ essere di legno.

Parcheggiamo ed entriamo in un Irish Pub, legno dappertutto, legno nei tavoli, legno nelle panche, legno nelle sedie, legno nel bancone, legno nelle cornici degli specchi.

Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano.

La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti.

Il legno no, finché può nasconde, si lascia torturare ma non confessa. 

Io sono di legno.


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Chiosa ad Elettra

by Silvia on August 18, 2008

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.

- Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? -  chiede il Kublai Kan.

- Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea d’arco che esse formano.

Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa.

Marco Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.

Calvino, Le città invisibili.

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Calvino, Le città invisibili

by Silvia on May 14, 2008

A volte questo blog guarda indietro, altre, direi più spesso, guarda avanti. Riporto un pezzo delle CITTA’ INVISIBILI di Calvino in cui si dice che a volte il passato assume colori e forme diverse a seconda del luogo dal quale lo si osserva. E’ vero.

Tutto perchè Marco Polo potesse spiegare o immaginare di spiegare o essere immaginato spiegare o riuscire finalmente a spiegare a se stesso che quello che lui cercava era sempre qualcosa davanti a sè, e anche se si trattava del passato era un passato che cambiava man mano egli avanzava nel suo viaggio, perchè il passato del viaggiatore cambia a seconda dell’itinerario compiuto, non diciamo il passato prossimo cui ogni giorno che passa aggiunge un giorno, ma il passato più remoto. Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più di avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più ti aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.

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