by Silvia Prosperi on February 12, 2010
Ma che vi posso dire? Mi torna su questa cosa scritta quando forse portavo i pantaloni corti… Anzi no, non non lo posso dire, non posso dire però neanche gonnelle corte, perché ha un altro sapore. E allora che dico??
Fatto sta che mi torna su questa cosa scritta tanti anni fa. La metto qui, come qualcosa che mi è appartenuto. Una specie di mercato dell’usato diciamo. Un mercatino delle parole usate di tanti anni fa. Un flash back ai tempi della neve. O qualcosaltro, non lo so. Oggi qui c’è il sole e ogni tanto annuso l’odore di primavera.
Piccolo schematico dalla mente ottusa,
la pretesa ce l’hai di far come ti usa,
ma ricorda, siamo in due, soli nella stessa cambusa.
Perciò la testa, non tenerla chiusa,
e ricorda, la gloria-boria
dovrà svanir delusa!
by Silvia Prosperi on February 9, 2010
Di colpo mi rimbombò nell’orecchio il suono della parola m u t a.
Di cosa, di corde? Le corde servono per annodarsele in vita, per farsi calare nel vuoto in attesa di toccare terra.
No, le corde non possono essere e poi ho fatto un giro doppio, la muta è delle corde sì, ma di quelle che si suonano.
E io che suono, la cetra? No, neanche questa può essere.
La muta dei sub allora, per scendere nel buio degli abissi e magari perdere il senso dell’orientamento, non sapere più dove si sale e dove si scende.
M u t a. Rimbomba nell’orecchio. Cos’è questa parola.
Ma non sai darti una risposta. Con la bocca accenni a un movimento. Vuoi dire qualcosa.
Ma sì! E’ come non avere più niente da dire perché la notte ti ha raggiunto. Come se lei, la notte, confondesse sotto il suo mantello le sagome di tutti e non ti lasciasse vedere più nessuno.
E tu, che parli a fare? non serve.
Insomma è notte e ti manca il fiato, e le corde vocali, vedi, torniamo alle corde, vibrano mute.
by Silvia Prosperi on January 28, 2010
Sono due libri comprati doppi, uno per me e uno per A nella stessa circostanza e nello stesso momento.
Sono due compleanni che da sempre avvengono nello stesso giorno.
Sono di nuovo due libri, comprati uguali, in due momenti diversi del tempo senza che il secondo avesse memoria del primo.
Doppio il maschile e il femminile, e perfino l’uno, quando è completo è doppio.
Doppia è la strada e doppi ultimamente i post che scrivo.
A volte il doppio è ridondante, a volte implica una scelta, il doppio tende all’uno, il doppio appartiene, a volte, alla natura delle cose.
Il doppio è una costante senza con questo voler dire doppiezza.
Doppio è Narciso, che si sdoppia nella sua immagine riflessa. Ma è un doppio che non raddoppia, è un doppio sottrattivo in questo caso.
Il doppio me lo porto perfino dentro il giorno in cui sono nata, doppio il mese e doppio il giorno. Sono nata in un giorno raddoppiato.
by Silvia Prosperi on January 9, 2010
Era tepore,
particelle sospese,
lentezza,
biancheria profumata,
rigagnolo che diviene torrente,
aria tersa,
erba che ti sfiora,
acqua sottile,
fiume leggero e basta.
Era luce,
fiume che attraversa campi.
* * *
il treno perduto le voci di corridoio la voce impastata l’attesa infinita il sonno infranto la luce spenta le voci di sopraffondo le nuvole il sereno la pioggia la notte il buio la fine.
by Silvia Prosperi on December 13, 2009
Proprio così è stato, un giorno di luna di inverno qualcuno ha voluto il tuo fiore.
Ci sono cose che si riescono a dire e cose che non si riesce.
So solo di una mattina d’inverno con la tramontana fuori e il vento che entrava dentro. So dell’aria leggera che accarezzava le tue gambe e sfiorava le tue mani. So dei tuoi capelli rimasti uguali e del tuo viso tornato innocente e piccolo come quello di un bambino.
So del tempo che passa e del tempo che è passato e delle circonferenze che segnano il tronco di un albero e ne misurano gli anni. So tutto questo e perfino l’impossibilità di porvi rimedio con un gesto qualunque della mano.
Ma so molto di più e quel di più, che tu ora mi dici, lo terrò con me.
Nota: al testo di Gianmaria Testa che dice “una mattina di luna di inverno tutta la piazza ha voluto il tuo fiore” e che parla della nascita di un bambino, ho dato un senso mio, non immediatamente evidente a chi legge e forse addirittura speculare al testo citato.
by Silvia Prosperi on November 26, 2009
Questa storia sì, la voglio raccontare. Strappo un foglio bianco dal mio blog notes e comincio.
* * *

Dice che ora brucia. Questa mattina ha visto un rivo di sangue uscire dal cuore, zampillava rosso, vorace e riempiva una pozza che sembrava l’alveo caldo di un lago.
Ha smesso di sognare, si alza in piedi e comincia a pensare. Ricorda, guardando fuori dalla finestra. Ci sono scheletri d’albero fuori, senza foglie e senza colori, neanche quelli dell’autunno. Bastoni neri a forma di croci.
Come se qualcuno non ci fosse più, o non ci fosse mai stato.
Si sente un esule, appena se ne ricorda il sangue sale alla testa. Esule Esule Esule. E adesso prende tempo, apre il vocabolario e va a leggere l’etimologia. E-sule: ex solo, fuori, lontano, via dal (proprio) suolo. Un po’ come s-radicato. Un po’ come quegli scheletri d’albero che sono là fuori.
Ma questa cosa fa male solo quando ci pensa perché in questo luogo, nell’altrove, sta bene.
E torna fuori a guardare.
La nebbia bianca ha coperto tutto. Niente di niente, solo il silenzio. Come la notte prima di Natale.
Prima vedeva nulla perché aveva riposto la speranza in nulla. Era un inganno.
Ora guarda le radici che crescono ai suoi piedi. Le vede? Le vede. Le vede verdi, già scure. Lotta contro il buio che vedeva fuori, non dentro. Dentro è salvo. C’è luce. Respira.
by Silvia Prosperi on November 18, 2009
La groviera fantasma è fatta di buchi, piastrine, sanguinaccio
Creata dal suo fattore si è disciolta in polvere e fatta pietra
Poi ha dimenticato l’avvenire
E una guancia rossa le è esplosa sul naso.
Un giorno incontrò un fiume e gli disse:
Buon fiume portami via che non ce la faccio più a respirare
E il buon fiume che aveva i baffi lunghi e un pò arricciati
Se la mise in groppa e se la portò via.
Nel mare fu felice di nuotare.
by Silvia Prosperi on October 21, 2009
Cammino lungo una strada dritta, come tutti,
Come tutti, sulle punte dei piedi per non fare rumore.
Lasciando come sempre qualcosa sul sentiero
Briciole di pane che sono la testimonianza di un passaggio
Visibile a nessun altro paio di occhi
Se non ai miei.
by Silvia Prosperi on July 22, 2009
lascio precipitare gli ingordi nel parafulmine del desiderio
lascio cantare le gatte sul palcoscenico del varietà
lascio morire l’amico nell’oblio affollato dal nulla
lascio suonare il piffero a colui che indomito batte le ali
lascio intonare il canto del tramonto a chi ancora ha un filo di voce
lascio sbattere il maestrale di notte contro le persiane chiuse
lascio cantare l’usignolo sulla porta di casa
lascio sognare il colombo
lascio filtrare la luce attraverso le fessure della pietra
lascio il vento fare il suo giro.
by Silvia Prosperi on April 26, 2009
Proprio in questo periodo, esattamente un anno fa, mi capitava di commentare un blog con le parole che trovate sotto. Penso che valga la pena riprenderle e dare loro un contorno proprio, tanto più che sono cose che non solo ho pensato ma anche che continuo a pensare.
Quanto all’imbarazzo di citare se stessi provo a passarci sopra turandomi il naso.
Torino e il Piemonte sono innanzitutto luoghi di innovazione, a Torino è nata la RAI, la Telecom, ad Ivera l’Olivetti, ad Alba la Ferrero, Slow Food. A Torino c’è Società fotografica più vecchia di Italia, a Torino è nato il CAI….
Torino sta tra la collina e le montagne, quando l’aria è tersa vedi svettare il Monviso o puoi fare due passi lungo il fiume seguendo il verso della collina. Ci sono i canestrelli, il genepì e i gianduiotti che tutti conoscono.
C’è il Torino Film Festival, il GLBT Festival, il Torino Cinema Ambiente. Direi che Torino è diversa, per questo ama le differenze.
Lo slogan durante le Olimpiadi era “Torino non sta mai ferma”, se fossero costruite più linee di metropolitana, gli fosse dato un aeroporto come si deve e si lasciasse Renzo Piano fare il proprio lavoro di architetto sarebbe anche migliore.
info Torino
by Silvia Prosperi on April 15, 2009
Lungo il cammino sfr ha completato il suo viaggio.
Partendo ha portato con sè uno scrigno
che non aveva nome
e nel tempo è riuscita a dargli una forma.
Ha preso la forma del vento,
poi del sangue,
che ancora fiocca ovunque.
Adesso che hai vissuto il giro sulla ruota
per la seconda volta,
come un topolino
che per due volte ha fatto il suo giro,
tutto ti è chiaro,
la speranza, la forza, i colpi,
il difenderti stupido.
L’ingenuità e il dolore.
Ora che sai e ora che vedi,
vai.
Ora puoi tornare
e puoi partire.
Vai.
by Silvia Prosperi on March 31, 2009
L’errore fu aver dato
ed esser traditi
come esser presi a calci
dal più intimo dei tuoi amici.
Ed ora cammini tutto ammaccato
per la strada
come fossi uno straccione
E non ricordavi
che fosse così.
Che il tempo ti sia questa volta
per ricordare.
by Silvia Prosperi on March 6, 2009
Di Isaia,
il sorriso, gli occhi grandi, le braccia lunghe che sembrano i rami di un albero. I piedi strani, il corpo che si incastra, gli occhiali da sole, la 127 in fondo al mare, le crostatine di Piazza Oderico da pordenone alla garbatella. Il treno dell’etna. Il gianicolo, il pianto, le copertine dei cd dei cure. I fori e la tua mano sul marmo che sembrava quella di un marziano. Mia nonna che “ogni lasciata è persa”. L’irlanda. Torino. Le tue braccia lunghe che sembrano quelle di un albero, di nuovo. I tuoi capelli, curled hair. Le coccoline. Il mio naso freddo. Le risate in montagna. Il cirque della solitude. La pasta alla tirolese, gli aperitivi, al cinema quando ci tenevamo per mano, la punta del naso quando me la riscaldi, le coperte colorate, la mostra di Klimt, Kokoshka e Shiele, il Gweurtztraminer, la tua poesia, i tuoi disegni e la mia chiave, Fatima, Jane, Londra, Malta, eccetera eccetera eccetera.
by Silvia Prosperi on October 28, 2008
He’s future and dream
He’s hope
It will be different
I will be happy
I can’t see how it will be
He’s the name of future.
I will express myself
and I will be loved for that.
But now I’m inside the future
and what is what I have not?
Is it anything sayble?
It is simply joy.
Joy of beeing myself
without thinking of troubles.
Just beeing
without taking care
of what others will think, do and say.
And this is because
you’re strong
and you should just believe
a little bit more.
Just have trust.
That’s it.
Poetry
by Silvia Prosperi on October 21, 2008
C’era una volta una stella che viveva al centro del cielo. Insomma, non proprio al centro, ma per Luca che la guardava in un certo senso era così. Luca era un astronomo, ogni notte saliva fin nel punto più alto dell’osservatorio, e cominciava ad osservare.
Vedeva costellazioni e comete, sapeva a memoria l’armonia del cielo e ogni volta che respirava un piccolo soffio verde e blu si liberava dalla sua bocca. Come un pesciolino che sguizza in un acquario, poi ne viene fuori un altro e poi un altro, così i suoi sospiri colorati.
Luca non ci faceva neanche più caso ormai a quel suo modo strano di essere, anzi la cosa la sentiva perfettamente connaturata alla propria essenza.
Quando proprio il pensiero ci cadeva su pensava a come si sprigionano i gas e a come cambiano colore.
Gli veniva in mente sua nonna e la casa in cui aveva vissuto l’estate da bambino. Quella con il camino in cucina e le bombole del gas, la madia verde dove ci si mettevano dentro le pagnotte e il bagno di fuori che per tirare l’acqua dovevi aggrapparti a una catena come fosse una campana.
Gli venivano in mente i fornelli di quella casa, il fuoco che da blu diventava verde e da verde giallo e da giallo rosso. Osservava semplicemente lasciandosi cullare.
Durante le notti all’ osservatorio la sua bocca emetteva gli stessi colori. Il blu, il rosso, il giallo uscivano prima in un respiro breve, poi con continuità sempre maggiore riempiendo la stanza poco a poco. L’uno seguiva l’altro formando una miscela di colori simili a quelli dell’alba. Sembrava che tutto girasse e che al tempo stesso ogni cosa rimanesse al suo posto.
In quell’armonia Luca stava in condivisione d’anime con la sua stella, quasi danzando sul fondo del suo cuore.
* * *
by Silvia Prosperi on October 10, 2008
Sono dove la terra non è sotto i piedi
Sono dietro una stella che guardano il cielo
Guardano il mondo ma in realtà lo inventano
E non se ne accorgono nemmeno di inventarlo
Ti raccontano la loro storia
che puoi credere o non credere,
non fa lo stesso.
A volte non vedono a volte prevedono
Meravigliano
Si meravigliano
Camminano sopra la polvere di stelle
Si perdono lungo vie che sono
rigagnoli di un fiume infinito
Poetry
by Silvia Prosperi on July 24, 2008
Mirafiori è come una città invisibile di Calvino, dal 4 piano, rivolto ad Ovest, si vede tutto lo stabilimento.
Strani fabbricati senza fumo lasciano intravvedere la fisionomia di una città possibile: ELETTRA.
Elettra è il luogo delle forme liquide dove pinnacoli di argento, ferro ed alluminio protendono verso il cielo.
Sono i suoi colori che colpiscono, intensi, come il giallo acceso ed il celeste.
Sono forme che non possono essere definite se non attraverso lo zig-zag elettrico che le pervade costituendone la linfa.
Ma come è longitudinale e mobile l’Elettra che tende verso l’alto, così è massiccia e definita l’Elettra che tende verso il basso. Qui dominano lo spessore, la resistenza, la risolutezza e la pervicacia.
L’Elettra che si distende all’orizzonte non penetra nel sottosuolo, infiltrandosi, ma sta radente, come un blocco di marmo su se stesso.
Le due Elettra convivono, come il giorno e la notte, il cobalto ed il petrolio, nero, non liquido, ‘fermo’.
E c’è un ponte che le unisce facendo da cordone tra le due.
Sospiri, spifferi, correnti d’aria feconde, sussulti, scossoni, turbolenze impensabili, strattoni, distonie, gorghi, rimanenze di suppellettili presenti e future, ne sono la materia prima.
Così l’Elettra intera non ha nulla da temere se non la quiete immobile della sua pancia.
NOTA: questo post è nato durante un periodo trascorso in Fiat Auto come consulente. Le due Elettra non sono altro che le due anime di Fiat Auto, la “Palazzina“, sede di impiegati e dirigenti, e lo stabilimento, il luogo in cui le macchine vengono prodotte, sede di impiegati, dirigenti e operai.
Questo post è nato anche a seguito della lettura delle Città Invisibili di Italo Calvino, di cui ho cercato a mio modo di ricalcarne lo stile.
Fiat Auto Italo Calvino Le città invisibili Mirafiori Palazzina Centrale Stabilimento
by Silvia Prosperi on June 10, 2008
Per un istante, uno soltanto, vi ho guardato tutti dall’alto, come se foste a scuola, e ho riconosciuto l’anima di ciascuno, l’anima di quelli che soltanto vociano, eppure fanno classe formandone lo spirito, l’anima di quelli che partecipano al vociare unendosi ai suoni che gli altri emettono solamente per spirito di squadra.
Ho visto l’anima di quelli che si percepiscono distintamente perchè hanno un timbro proprio, una voce che li distingue al di là di tutto e al di là di tutti. L’anima di quelli che un giorno saranno al di là anche dello stesso insegnante, ma quello stesso insegnante un giorno quelle anime le ha avute tra le mani, come un mistero e un bene non quantificabile, non esauribile.
Per un istante, un istante solo, vi ho visto. Ho visto il bambino silenzioso che contiene in sè la sua ricchezza essendone pago e il bambino estroverso che riversa sugli altri quella stessa ricchezza e lo farà un giorno nello stesso modo anche domani. Guidando.
Avrei potuto vedere la mente del ricercatore e dello scienziato. Ne avrei visto la riflessione, le pause interne del ragionamento, la calma e l’intelligenza.
Vi ho visti tutti, come se fossi a scuola e io fossi l’insegnante. Ecco, l’espressione giusta è proprio questa, immedesimarsi con l’insegnante. Naturalmente ho pensato a quanto valore ci sia in questa cosa e a quanto forse si abbia a che fare con il mondo e la sua materia prima, le persone, direi proprio nella loro rarità individuale.
Così è. Un attimo dopo pensavo già ad altro e tutto sembrava essere svanito. Prima però ho pensato a me stessa come parte di quella nuvola di colori, come non qualcosa di esterno ma come qualcosa che fa parte della matassa avendo un colore suo proprio. Questa proprio è la cosa che mi piace di più, essere colore.
Colore Vita