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THOUGHTS

L’idea del doppio

by Silvia Prosperi on January 28, 2010

Sono due libri comprati doppi, uno per me e uno per A nella stessa circostanza e nello stesso momento.
Sono due compleanni che da sempre avvengono nello stesso giorno.
Sono di nuovo due libri, comprati uguali, in due momenti diversi del tempo senza che il secondo avesse memoria del primo.
Doppio il maschile e il femminile, e perfino l’uno, quando è completo è doppio.
Doppia è la strada e doppi ultimamente i post che scrivo.

A volte il doppio è ridondante, a volte implica una scelta, il doppio tende all’uno, il doppio appartiene, a volte, alla natura delle cose.
Il doppio è una costante senza con questo voler dire doppiezza.
Doppio è Narciso, che si sdoppia nella sua immagine riflessa. Ma è un doppio che non raddoppia, è un doppio sottrattivo in questo caso.

Il doppio me lo porto perfino dentro il giorno in cui sono nata, doppio il mese e doppio il giorno. Sono nata in un giorno raddoppiato.

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Lezioni di Filosofia

by Silvia Prosperi on January 26, 2010

Vattimo racconta oggi qui il contenuto di Essere e Tempo.

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Summary (ovvero dell’insegnamento)

by Silvia Prosperi on November 12, 2009

Un paio di link interessanti: un articolo e il rapporto NAGA 2009 sulla clandestinità. Non ho avuto ancora modo di leggerlo ma lo farò al più presto.

Che altro? Un’idea che mi è venuta ieri al corso. In questi giorni sto seguendo un corso per l’insegnamento della seconda lingua agli stranieri. E’ un corso per insegnanti e come spesso accade in questi casi il corso per insegnanti diventa anche corso sull’insegnamento. Con tutti i distinguo del caso, e con la precisazione, di fondo, che si tratta dell’insegnamento della seconda lingua.

Ieri parlavamo dell’ascolto. Cos’è l’ascolto e quanto serva. L’ascolto in senso stretto innanzitutto, quello che viene sottoposto agli studenti tramite nastri e materiale sonoro di varia natura. L’osservazione facile e immediata e anche diffusa è stata che spesso e volentieri l’ascolto di materiali confezionati apposta è piuttosto noioso e la possibilità di distrarsi è alta.

Proprio per questo l’insegnante dovrebbe metter in atto tutta una serie di strategie per stimolare l’attenzione e mantenere vivo l’interesse. Esistono varie tecniche a riguardo, penso ad una discussione preliminare del tema che verrà affrontato e una serie di altri accorgimenti da adottare prima e dopo l’ascolto. Ma l’insegnante soprattutto, questo ci sembrava importante, deve sollecitare l’attenzione, favorire l’interazione e stimolare in modo diverso la partecipazione di ciascuno.

Esiste però un secondo ordine di considerazioni che trascende il primo e ripropone le questioni appena toccate, l’insegnamento da un lato e l’ascolto dall’altro, ad un livello più alto.

E’ vero, l’ascolto può essere noioso. A volte è perfino difficile, perché vuol dire entrare in un ambito di riflessioni e questioni che in quel momento non sono i nostri. Però è anche vero che l’ascolto, questa cosa difficile, è anche l’unico modo che abbiamo per essere presenti al mondo, per comprenderlo e prendervi parte. Senza ascolto, se non ci sforzassimo di ascoltare, rimarremmo fuori da tutto ciò di cui si-parla, si-dice, si-discute. Dunque rimarremmo isolati.

E questo è  il primo punto. Viene il secondo.

L’insegnante e l’insegnamento. L’insegnante cosa fa se non vuole perdere il suo studente? Lo motiva all’ascolto come dicevamo prima, lo stimola, gli propone argomenti a lui magari vicini affinché, nel caso specifico, possa compiere meglio lo sforzo di imparare una lingua. L’insegnante è un facilitatore. Questa definizione è uscita già qualche volta a lezione.

Però è anche vero che forse l’insegnante può avere un compito più alto. Cioè quello di far passare l’idea che l’ascolto sia una modalità fondamentale del nostro essere persone e che dunque questa abilità debba necessariamente essere portata fuori dall’aula ed esercitata nei contesti più disparati. Diciamo che forse l’insegnante avrà raggiunto il suo scopo, e questo vale per ogni forma di insegnamento indipendentemente dal contenuto specifico della propria materia, quando sarà riuscito a trasmettere l’ascolto, che non è cosa diversa dalla predisposizione ad apprendere in contesti anche extra-scolastici, come modalità fondamentale del nostro modo di essere e vivere.

Quando avrà insegnato ad ascoltare.

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“Il trascendentale è buffo”

by Silvia Prosperi on June 4, 2009

Sottotitolo: dialogo a parti ribaltate tra un vecchio saggio e un ragazzo. In realtà il vecchio non è poi così vecchio e il ragazzo non è poi così ragazzo. Rappresentano il primo l’esperienza e le conoscenze acquisite, il secondo la novità della domanda. Lo spunto è nato da una piacevole chiacchierata.

* * *

Se, dico se, ad un certo punto incontri qualcosa che urta con quello che finora hai sempre pensato o sei sempre stato, che fai? Se ad un certo punto uno sciame di mosche bianche, ad esempio, invade il tuo spazio visuale costringendoti a pensare che le mosche sono sì generalmente nere, ma possono essere anche bianche, tu che fai?

Se a un certo punto viene fuori qualcosa che ti urta e produce un certo straniamento, quasi a farti venire prurito sul braccio, tu che fai?

Abbandoni la tua idea finora assolutista e magari cominci a pensare che verità fattuali diverse sono plausibili e hanno sempre per principio diritto di cittadinanza, popperianamente.

Bene, ma questo l’ho sempre pensato! dice il vecchio saggio al giovane ragazzo.

Diciamo però che poi venga qualcuno a dirti, diciamo sempre il giovane ragazzo, che lui di quell’idea trascendentale lì (e dovrebbe spiegarmelo però perchè nel frattempo la definisce trascendentale), non sappia proprio cosa farsene, dico di quell’idea trascendentale lì, per cui il confronto e la ricerca comune portano sempre ad un accordo, per cui dai e dai esiste sempre un gemainsinn che è fondamento della scoperta del vero e perfino, proseguendo su questa strada, della bellezza, tu che faresti?

Direi che all’inzio, almeno inizialmente, vecchio saggio, cominceresti anche tu a sentire qualche prurito ; )

Gianni Vattimo presentazione Addio alla Verità

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Cos’è la fatica?

by Silvia Prosperi on May 12, 2009

Il presupposto della bellezza.

Di tutti i tipi e di tutte le forme. Sono dura a capirla e dunque la ribadisco a me stessa testa dura. E Dio, a creare il mondo, avrà fatto fatica? Forse lui no.

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Cos’è la consapevolezza?

by Silvia Prosperi on April 30, 2009

Forse la lucidità con la quale si sta al mondo.

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Pensieri vagabondi

by Silvia Prosperi on December 10, 2008

In fondo c’è sempre qualcosa da dire, qualcosa che pensiamo e per cui valga la pena scriverci su. Qualcosa di ovvio che emerge come un’increspatura di un liquido.

Penso a un pò di parole: arte, fotografia, letteratura, incontri, mostre, film. Ecco i film per esempio. Prima non ci facevo più di tanto caso, pensavo al regista come quello che fa il mestiere più figo, ma cos’è un film non ce lo avevo ben chiaro.

Guardandone molti prima o poi ti sboccia la passione e capisci che girare un film è innanzitutto raccontare una storia, dare ad un racconto delle immagini…

Ecco le immagini, la visione e il vedere. Se ne parlava ieri sera al nuovo incontro dei carbonari, dicevo che al riflettere, alla riflessione-su, preferisco il fare.

Il vedere. Cosa ci vuole per vedere? A me il vedere mi sorprende. Penso al mio materasso giallo con i disegni degli aquiloni. Mi incanta.

Mi attraversa come un fascio di luce che prende come bersaglio il cuore ma poi passa tutto intorno. E devi farti attraversare, non opporre resistenza, prenderti il colpo tutto intero così come viene.

nel profondo del blu

Sarà una tipologia di personalità la mia? Cioè, a questa attitudine è associato un tipo psicologico?

Quanto si lascia attraversare, colpire, dalla vita, una persona così?

So rimanere in piedi, poi.

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Il paradosso del filosofo

by Silvia Prosperi on July 2, 2008

Sosphera's Blog Wordle Image

 

Il paradosso del filosofo è questo: per strane vicissitudini della vita mi sono ritrovata a lavorare nell’IT essendo partita da una laurea cosiddetta umanistica, filosofia, e un master in Risorse Umane.

E tutto va bene. Però a volte, in qualche momento no, mi capita di pensare di insegnare. Già. Poi faccio due conti e mi dico, se è vero che come “filosofo” mi occupo di informatica, che senso può avere insegnare filosofia?

Che senso può avere, tradotto, mettere in circolazione altri filosofi che non utilizzeranno mai quello che hanno appreso curvi sui libri durante gli anni dell’università? Direi nessuno.

Se un giorno invece i filosofi fossero scelti per occuparsi di ciò che riguarda l’uomo, le persone, la società avrebbe senso insegnare filosofia.

Per il momento dunque non mi occupo di Risorse Umane e non vado a insegnare filosofia. Che bel circolo.

filosofia

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Le cose semplici e qualcosaltro

by Silvia Prosperi on June 4, 2008

Una luce così, dopo il temporale, non l’avevo mai vista. Mentre tornavamo a casa avevamo davanti la bellezza in una delle sue tante forme e non credevo che mi avrebbe atteso così, semplicemente, davanti agli occhi, tra l’azzurro nero delle nuvole cariche e ancora cariche e la città che non avrebbe potuto far altro se non vedere, semplicemente vedere.

Siamo usciti da lì in quattro dopo un pò di vino, chiacchiere di sogni di viaggio e molto altro ancora che ora la mia parola non riesce ad arrivare. Così è passata questa serata, tra libri e persone antiche.

Poi aggiungo altro chè il tempo passa, i giorni passano, e io rischio di tralasciare. La scorsa settimana siamo stati ad una serata organizzata dalla fondazione CRT (i torinesi intendono) sul tema del precariato. Strano ma vero. L’uditorio era composto per lo più da ricercatori e borsisti della fondazione.

C’erano un pò di persone, il film di Massimo Coppola (Lavorare Tutti Lavorare Meno), Massimo Coppola, Angela Padrone, autrice del libro “Precari e Contenti” e altri, uno scrittore, conduttore della serata, e altri illustri personaggi. Una bella miscellanea. Penso che la miscellanea se ben amministrata sia il fondamento da cui nascono le cose migliori, ma questo è un altro argomento.

Il punto è questo riassumendolo brevemente. Il “trend” (le virgolette sono per Nanni Moretti :-) ) della serata anzi meglio della discussione, puntava a dire in qualche modo che “Signori miei qui bisogna rimboccarsi le maniche che la vita è dura” e giù con il bla bla bla del “nessuno vi regala niente”. E che bisogna essere creativi e inventarsi un pò la vita anche quando fuori è buio pesto. E fin qui li seguo volentieri.

Da qui però mi è sembrato il ragionamento facesse un salto. Perchè un conto è dire che ci si deve guadagnare quel che si vuole raggiungere, altro è dire che siccome non si è raggiunto quel che si è sognato (a proposito, “ma voi sognate?”) allora non si è lottato. Sono due cose diverse.

Uno degli ospiti è finito a fare il ricercatore in Inghliterra, a Londra per la precisione, per un motivo del tutto fortuito. (Il ricercatore è un laureato in lettere che, date le larghe vedute delle accademie inglesi, è passato senza difficoltà a studi psicoanalitici durante il dottorato, questo va sottolineato) .

Il fatto importante però è un altro. Il ricercatore in questione è finito a Londra dopo la laurea per tutt’altro motivo. Inseguiva un sogno. Si è preso un anno per poter suonare. Inseguendo un sogno si è trasferito a Londra e da lì fortuitamente è nato tutto il resto. Forse, più che fortuitamente, bisognerebbe dire per il merito delle accademie inglesi (e suo ovviamente).

Il fatto è che se il sogno della musica non fosse mai arrivato a quel ragazzo probabilmente lui non sarebbe mai partito con tutto ciò che poi ne è conseguito dopo. Il che vuol dire che oltre alle capacità individuali esistono altri fattori, esterni e imponderabili, da cui dipende nel bene e nel male la persona che siamo e diventiamo.

Penso dunque che si debba fare molta attenzione prima di riversare su chi è precario tutta la responsabilità della propria situazione rischiando per altro di mortificare le energie e l’inventiva di chi giorno per giorno si industria a costruirsi la vita.

Prima di concludere mi piace ricordare Massimo Coppola, che credo, fra gli altri, sia stato quello che ha affrontato con maggiore sensibilità il tema in questione. Questo al di là del film presentato.

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A che serve la filosofia ?

by Silvia Prosperi on October 12, 2007

Ieri sera, nel poco tempo che mi rimane per guardare queste cose, leggevo il resoconto di un incontro tenutosi tra Rovatti, Galimberti, Vitullo, Boella ed altri sulla Consulenza Filosofica. Un articolo pubblicato su AUT AUT (N. 332 e interamente dedicato alla Consulenza Filosofica).
Mentre leggevo mi facevo molte domande, tentavo di organizzare i pensieri, di fissare i punti più significativi.
Consulenza filosofica oggi, perchè. E dove.

Faccio altro per mestiere, e tutti i giorni mi confronto con quelli che guardano “dall’altro lato”, con fisici, matematici, ingeneri, con quella che può essere definita cultura o forma-mentis scientifica.
A volte “da filosofi”, capita di essere presi per marziani….

A volte il confronto è interessante, e mi induce quasi a pensare secondo altri parametri.

“Sì, la filosofia, per cosa?”
“Quali risultati, quali conquiste, quale utilità?”
La filosofia nasce in Grecia come curiosità per le cose che sono intorno, proprio come “fisica”, “phisis”, che in greco vuol dire natura, più avanti con Socrate diventa curiosità (bisogno profondo di comprensione) per l’uomo.

Non voglio ripercorrere in un post la storia del pensiero, nè forse, ne sarei capace.
Però perchè la filosofia?
“A che serve la filosofia?”
La filosofia nasce dal domandare e dal voler capire, come esercizio pieno e assoluto della soggettività, quella stessa soggettività che attuandosi, cioè esprimendosi, ‘fa fisica’, ‘fa psicologia’, conosce-cose.

Ma allora, se la filosofia è esercizio di soggettività e se la soggettività come tale conosce cose, pensa oggetti, che cosa è la filosofia? Che cosa conosce la filosofia?

Io penso che la filosofia possa essere innanzitutto riflessione, una specie di prossimità con se stessi, che non sospende la struttura fondamentale del nostro pensiero, che è sempre pensiero di (o su) oggetti, ma sospende il nostro guardare abituale, quello che riguarda le cose che “innanzitutto e per lo più” siamo abituati a guardare.

La sospensione chiede innanzitutto a se stessi conto del significato che hanno le cose che sono.

Questo guardare che si chiama fuori è un’istanza di riflessione ed appartiene come tale alla filosofia, cioè a quel voler sapere da cui sono nate le scienze.

Questa istanza di riflessione, mi viene voglia di dire, appartiene innanzitutto all’uomo, ai fisici, agli ingeneri, ai falegnami, alle madri, ai vecchi, agli artisti, a chiunque. L’uomo ha da sempre messo in atto questa istanza, con forme e modalità diverse a seconda di ciascuno.

I “filosofi” sono coloro che hanno il tempo, le possibilità e le capacità di esercitare questa istanza in sommo grado. Da questo bisognerebbe partire per chiedersi se la filosofia possa avere un’ utilità e quale possa essere.

filosofia scienza

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To Blog or Not To Blog ?

by walt on July 6, 2007

“Blogs provide commentary or news on a particular subject such as food, politics, or local news; some function as more personal online diaries. A typical blog combines text, images, and links to other blogs, web pages, and other media related to its topic. The ability for readers to leave comments in an interactive format is an important part of many blogs…”.

Questo e’ quanto viene citato dall’immancabile wikipedia sui blog (potete leggere anche la versione italiana di wikipedia, ma, in genere, e’ preferibile la versione inglese perche’ quasi sempre piu’ completa e precisa della nostrana).

Ci sono diversi motivi per cui creare un blog, lo scopo pero’ e’ sempre lo stesso, cercare di veicolare delle informazioni attraverso internet per poter essere lette dal maggior numero di persone. Queste informazioni sono, in genere, indirizzate verso un determinato pubblico, con il quale e’ possibile avere un’interazione attaverso commenti. Quale che sia la tipologia di pubblico a cui ci si rivolge, quello che ogni blogger vorrebbe ottenere e’ un pubblico fedele con cui interagire e che sia interessato a quanto viene pubblicato.

Eistono tantissimi blog ma pochi hanno successo e vengono realmente letti? Perche’? La risposta a queste domande e’ sicuramente complessa, nel successo di un blog sono coinvolte diverse componenti. Importante e’ la visibilita’ che si riesce a raggiungere sui motori di ricerca (vedi Google), il bacino di utenza sara’ strettamente legato all’argomento che si vuole trattare per cui argomenti piu’ di nicchia non potranno mai avere il successo di pubblico rispetto ad argomenti di interesse piu’ popolare, anche la cadenza con cui vengono scritti i post e’ molto importante. La cosa pero’ che e’ di fondamentale importanza e, che e’ alla base del successo di un blog, e quindi del blogger o dei bloggers, e’ il contenuto.
Tutto si basa sul contenuto, che deve essere significativo ed originale. Probabilmente ha poca importanza anche l’argomento su cui si scrive, se non per il fatto che cambia il bacino di utenza. Quindi scrivere di Bonsai piuttosto che di Web Design, di Fisica Quantistica, o di Gossip e’ relativo, rispetto al successo di pubblico che si puo’ ottenere per quel determinato argomento. Sicuramente un blog sulla Fisica Quantistica scritto con passione e in maniera personale puo’ avere piu’ successo di uno che parla di Gossip ma scritto male. Con “scritto bene o male”, non si vuole intendere dal punto di vista sintattico e stilistico, per quanto siano aspetti importanti, ma si vuole porre l’accento sull’originalita’ del post. Si puo’ parlare di qualsiasi cosa, anche delle cose piu’ banali e scontate, la cosa importante e’ che si abbia un proprio punto di vista personale o che almeno si sappia associare e correlare informazioni che siano di interesse in modo unico ed originale.
Vorrei fare degli esempi in merito a quanto detto, e non me ne vogliano i blog citati se faccio qualche considerazione, che sono del tutto personali ;-)
Degli esempi mostrati mettero’ in evidenza solo le cose fin qui dette, senza occuparmi di altri aspetti quali ad esempio il layout….
Il primo dei blog che voglio analizzare, e’ Image Paolo. Dal punto di vista dei contenuti ha un grosso difetto e’ praticamente fatto da post composti da poche righe dove ci si limita a girare il navigatore su di un altro sito dove c’e’ l’informazione vera, un esempio e’ dato da questo post che si chiama FONT GENEVA. Ancor peggio, questo blog e’ fatto anche da un’altra tipologia di post dove sostanzialmente viene copiata la parte iniziale del testo di un altro blog o sito (magari anche in lingua inglese) e poi linkato come fonte. Un esempio e’ il post intitolato NUOVA FUNZIONE CLICKS SU WORDPRESS. Non trovate una strana somiglianza al seguente post Nuova funzione Clicks su Wordpress ?? Non credo sia un caso che il secondo post ha dei commenti mentre il primo nessuno. Lo scopo del blog Image Paolo e’ forse quello di accumulare piu’ post possibili? E’ forse quello di essere raggiunti da un pubblico piu’ vasto possibile? Forse su questo blog ci arriveranno un sacco di utenti internet, ma quanti di questi si fermeranno a leggere? Quanti navigheranno tra un post e l’altro per trovare informazioni di loro interesse? Quanti cliccheranno sui link sponsorizzati di Google AdSense? E’ forse questo il suo unico scopo?

Il secondo ed ultimo blog che analizzero’ e’ MasterNewMedia. Sicuramente qui si trovano dei post di un certo interesse, un esempio puo’ essere questo post Information Design: Come Progettare un Blog. Ovviamente, anche qui, si trovano alcuni post dei tipi descritti precedentemente, ma scrivere tutti i post in maniera originale e’ impresa al quanto ardua. In ogni caso su questo blog sono presenti moltissimi post che vale la pena leggere. Un brutto difetto che ha pero’ MasterNewMedia e’ che a volte, per leggere i post, e’ necessario fare un po’ di salto agli ostacoli, dove l’ostacolo e’ tanto per cambiare l’onnipresente Google AdSense. Da come la vedo io sarebbe meglio rendere i post un po’ piu’ leggibili e mettere gli Ad di Google in altre posizioni. Non lo so se cambiando la loro posizione, si possa guadagnare di meno o di piu’, ma sicuramente si dimostrera’ una maggiore attenzione e un maggior rispetto del lettore.
Possiamo giungere alla conclusione che e’ sicuramente difficile scrivere un blog di successo, perche’, oltre a quanto citato, e’ necessaria costanza, cura dei dettagli e soprattutto passione su cio’ che si scrive e se ce passione c’e’ anche competenza. Ad ogni modo credo che chi si voglia cimentare nell’avventura di scrivere un blog, lo debba fare solo o almeno soprattutto se al primo posto mette passione, passione e ancora passione per quello che scrive, e non motivato da presunti e facili guadagni, che forse un giorno potrebbero anche venire.

see you next time

Walt

bellezza domanda passion

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