Ci sembrava di essere finalmente padroni di noi stessi, e soprattutto sperimentavamo una dimensione selvaggia dell’esistenza in assoluta simbiosi con l’ambiente. Ancora adesso sono convinto che l’arrampicata sia stata per me solo un mezzo per entrare in questa dimensione magica della vita. Per vedere le cose in maniera diversa.
“Elena la dimentico’ come persona, ma mai come passaggio obbligato del proprio viaggio”.
Che pugno.
Domani Eimburgo.
Nel frattempo ho quasi finito di leggere il libro. Lo terminero’ domani.
Qui il sole viaggia sempre sull’orozzonte, la parola mezzogiorno non corrisponde al concetto. Mezzogiorno vuole dire il sole a meta’ del cielo qui invece resta obliquo. La mattina arriva lenta, verso le nove e la sera ti incalza proprio come un pedalino.
Brrr. Dentro pero’ si sta bene, i posti caldi sono quelli piu’ accoglienti. Danno senso al fuori e viceversa.
E così siamo quasi pronti, i regali fatti, quelli ricevuti, il mare, la passggiata delle barche rovesciate con mummy, il barattolo della nutella da 1.5 kg, il bonsi che ha passato il controllo e la valigetta no, il gioco con i disegni di Van Gogh per G. e un bottone saltato quando “E’ mia la diritta”.
A che serve il tempo, diceva quel tale?
Per starci dentro e lasciare lo spazio alla vita di accadere. Che sennò il tempo lo misurano gli astri e dentro si sta a guardare.
Concludo l’anno così, con la frase che mi ha rivolto qualcuno qualche giorno fa dopo essere passato di qua. “Ma che ci fai lì??” Già, che ci faccio lì.
C’ha visto bene e ci ha visto lungo, tanto quanto è possibile a chi guarda le cose da fuori. Da fuori si vede meglio (se si hanno gli occhi).
Mi tocca essere ermetica pure questa volta e lo so. Nel frattempo io faccio fatica. A sopportare un pò di peso.
Da oggi cominciano le vacanze, prima casa (Roma), poi la Scozia dalla famigerata Kate. Che siano buoni giorni pieni di luce e di foto.
E già che non posterò più fino al ritorno (ma non lo giuro), un pò di propositi per il 2009 li faccio:
1) aumentare le conoscenze fotografiche soprattutto tecniche e tecnologiche (che non si vive di solo istinto)
2) prendermi una benedetta tessera di p… che serve forza
Siamo di nuovo al chiodo, con la testa in un altrove che non mi appartiene. Almeno da fuori. Quando ci sono dentro tutto si attutisce e diventa accettabile.
Fuori invece il mondo aveva il colore del vento, del mare finalmente deserto e delle barche rovesciate. Di una bottiglia ancora in grado di colmarsi e dei larici alti che d’inverno si spezzano sotto i fulmini. Della quercia che sono e un giorno sarò e di Voce di vento che si insinua tra i pensieri.
Ora un amico mi chiama per dirmi di una conferenza di filosofia del linguaggio e un attimo dopo incontro qualcunaltro che mi fa piacere vedere, mi dice del suo inglese intermedio avanzato e mi invita al cinema questa sera.
Nel frattempo io ho un paio di cose importanti da fare che mi sono portata dietro da casa, due cose importanti che mi porto dietro come un compito per le vacanze. Chi mi seguisse in queste pagine scoprirà con il tempo cosa sono.
Semi che portano frutti.
Adesso è tempo di andare, domani sarò di nuovo qui.
Insomma, qui il luogo dell’adolescenza, passo e chiudo. Qualche amicizia andata a male, e il tuo stupore perchè quando qualcuno mi è venuto a bussare ha trovato la porta sbarrata. “Non si direbbe che si possa perderti.” E invece, come è difficile entrare è facile uscire. [cito da qui]
E’ come essere sul bordo di una piscina e avere paura di lanciarsi soltanto perché qualcuno non ci ha dato il permesso. Mentre l’acqua è là fresca, rugosa e increspata che sembra una bellezza.
Così a me non rimane che far questo, guardare in quello spazio di mondo infinito che rimane e sguazzarci dentro finquando la strada, il percorso non saranno tracciati chiaramente davanti al mio sguardo. Dimentica di tutto.
Così è, si parte al mattino con il sole alle spalle.
Si dice che il GR20 sia il percorso di Trekking più lungo e anche più bello d’Europa, oltre 150 Km attraverso l’entroterra corso partendo da Nord Ovest e arrivando a Sud Est. Il giro termina a Conca, in una spiaggia che dicono sia bellssima. Io e Walter abbiamo deciso di provarci.
Di seguito le tappe, servono a noi come promemoria. Per queste cose di solito si usa un Wiki, che consente oltre di condividere anche di modificare, ma credo a questo punto, avendo ormai definito quasi tutto, possa andare bene lo stesso.
Una delle cose che mi piace fare per ogni viaggio è girare con la mia moleskine o il mio quaderno e scrivere. Si viaggia fuori e si viaggia anche dentro. Chissà cosa uscirà fuori questa volta. Intanto il promemoria delle tappe.
Le nostre tappe
- Giovedì 31 Luglio, Savona, Hotel Mirò (prenotato)
- Venerdì 01 Agosto, Calvi, Corsica, Relais International de la Jeunesse, la vista da lì dicono sia fantastica. (da prenotare) Spero di fare il primo bagno.
- Sabato 02 Agosto, pranzo al Auberge de la Foret (Bonifatu), due ore di cammino, arrivo al RIFUGIO DE CARRUZZU (1270 mt). Inizio del GR20.
- Domenica 03 Agosto, 6 Km, destinazione Chalet Aut Asco (1422 mt.) (prenotato).
- Lunedì 04 Agosto, 7 Km, destinazione BERGERIES DE BALLONE (1440 mt.) Si passa attraverso il Circe de la Solitude, il pezzo forte del GR20 (impegnativo)
- Martedì 05 Agosto, 13 Km, destinazione Castel di Verghio (1404 mt.) (prenotato).
- Mercoledì 06 Agosto, 14 Km, destinazione Refuge de Mangano (1601 mt.)
- Giovedì 07 Agosto, 10 Km destinazione Refuge de Petra Piana (1842 mt.)
- Venerdì 08 Agosto, 10 km Refuge de l’Onda (1430 mt.) (impegnativo)
- Sabato 09 Agosto, 10 km, Vizzavona (910 mt.), a metà strada dalla fine, Hotel I Laricci (prenotato).
- Domenica 10 Agosto, 13 Km, destinazione Bergereis de Capannelle (1586 mt.), Gite U Fugone (prenotato)
- Lunedì 11 Agosto, 16 Km, destinazione Refuge De Prati (1820 mt.)
- Mercoledì 13 Agosto, 14,5 Km, destinazione Refuge de Asinau (1530 mt.)
- Giovedì 14 Agosto, 13 Km, destinazione Refuge de Palliri (1055 mt.)
- Venerdì 15 Agosto, 12 Km, CONCA (252 mt.), la fine del GR20, La Tonnelle (prenotato)
- Sabato 16 Agosto, BASTIA, Hotel Bonaparte (prenotato). Sfioriamo PORTO VECCHIO, forse non riusciremo a fermarci per mancanza di tempo. Sarebbe bello scattare qualche foto.
A volte questo blog guarda indietro, altre, direi più spesso, guarda avanti. Riporto un pezzo delle CITTA’ INVISIBILI di Calvino in cui si dice che a volte il passato assume colori e forme diverse a seconda del luogo dal quale lo si osserva. E’ vero.
Tutto perchè Marco Polo potesse spiegare o immaginare di spiegare o essere immaginato spiegare o riuscire finalmente a spiegare a se stesso che quello che lui cercava era sempre qualcosa davanti a sè, e anche se si trattava del passato era un passato che cambiava man mano egli avanzava nel suo viaggio, perchè il passato del viaggiatore cambia a seconda dell’itinerario compiuto, non diciamo il passato prossimo cui ogni giorno che passa aggiunge un giorno, ma il passato più remoto. Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più di avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più ti aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
Oggi dopo un bel pò di tempo mi è venuta l’ispirazione per scrivere qualcosa, mettendo insieme un pò tutte le idee che ho raccolto in queste settimane e un piccolo motivo di buon umore che trovate in fondo alla pagina.
Innanzitutto Sang Shin, il suo nome suona come quello di un maestro di chissà quali arti marziali, e invece è un “evangelist” della SUN, uno che appunto se ne va in giro per il mondo a divulgare Java. (From wikipedia: “An evangelist promotes the use of a particular product or technology through talks, articles, blogging, user demonstrations, recorded demonstrations, or the creation of sample projects”). Guardate qui quali sono gli unofficial objectives dei suoi corsi:
Unofficial Course Objectives:
● Having Extreme Fun!
● Being Passionate for your life!
● Appreciating what you've got!
● Appreciating your fellow human beings!
● Enjoying little things in life
Quando ho letto tutto questo, a lavoro, ho fatto un sorriso largo e la giornata ha preso un’altra piega. Insomma grazie a Sang Shin e al suo corso su J2EE, il problema di capire tutte quelle cose belle toste si è un pò attenuato. La strada naturalmente è in salita.
Poi che altro? In questi giorni pensavo che fra il mio lavoro e quello di un panettiere non c’è molta differenza. Mi spiego meglio. Il lavoro ha tanti scopi, ma quello primario dovrebbe essere, anzi uno tra i primari, dovrebbe essere quello di provvedere al sostentamento di se stessi e di coloro che fanno parte della propria famiglia se ce ne sono.
Al fine di garantire loro la possibilità stessa dell’esistenza, che è al tempo stesso l’esistenza di qualcosa che si è creato. Ora a me questo sembra qualcosa di nobile. E questo unisce (unirà un giorno) me al il panettiere, come chiunque altro abbia deciso di formare la propria famiglia.
Altra cosa che ho pensato è questa: ho pensato che uno dei modi più radicali che ci sono di cambiare il mondo è mettere in circolazione nuovi individui: se questi saranno capaci di pensare con idee giuste, avranno cambiato almeno un poco la nostra società.
“Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più. Cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti”.
Ora questa frase ha molto a che vedere con il “chiamare le cose con il loro nome” di cui parla Alex di Into The Wild, entrambe hanno a che fare con il significato della parola “maturità”, della maturità dell’essere uomini, la prima viene pronunciata sul ciglio della fine, la seconda sul quello della vita adulta.
Bene, concludo con ciò di cui sopra, un buon motivo di buon umore: al fotocampionato della Subalpina mi sono piazzata al 12° posto, una posizione di tutto rispetto!!!
Bene, la vita è fatta così, mischia il sacro al profano. Buona vita a tutti!
Se non lo scrivo adesso questo post, mi sa che non lo scrivo più…..
L’incrocio tra Gennaio e Febbraio è stato devvero importante, come uno snodo, in cui i conti si azzerano e si ricomincia a cronometrare.
Da dove partire?
C’è chi è stato assunto, chi è andato in pensione, chi ha cambiato azienda, chi si è lasciato ritrovare, chi è andato in Lettonia per il suo primo viaggio di lavoro, chi è andato a vivere da solo, chi ha compiuto gli anni e chi si spera festeggerà con la gara di pizza tutte queste cose…..
Mi sembra che ancora manchi qualcosa, probabilmente tutto il lavoro che ci aspetta e tutta la strada che ancora abbiamo da fare…..
S o b e s t r o n g d e a r S o s p h e r a a n d g o s t r a i g h t o n !
Fisso in immagini il ricordo di ieri pomeriggio. Non avevo la macchina fotografica e probabilmente, se l’avessi avuta, non avrei fatto in tempo a scattare…
Foto 1 Abbondanza. Qui è facile, vedo file colorate dei frutti migliori, arance, limoni, pomodori, cetrioli, il verde dell’insalata, il rosso dei ravanelli, tutto è esposto e disposto con cura, il messaggio che passa è quello di una grande abbondanza di cose da mangiare.
Foto 2Differenze. Sono all’incrocio con C.so Regina, davanti ho l’Antica Tettoia dell’Orologio con la scritta “Amare le differenze” in tutte le lingue del mondo (o quasi!). Al centro, fra i passanti e passanti anche loro, una famiglia araba, sono di spalle, la donna ha un unico vestito lungo rosa chiaro e rosa acceso che la ricopre fino ai piedi. Sopra di loro e sopra tutti, i fili incrociati del tram.
Foto 3 Avarizia. Qui c’è una bancarella e sul lato destro un viso anziano illuminato. E’ quasi sera, sarebbe rimasto inosservato se la luce della bancarella non l’avesse illuminato. Lo osservo mentre conta i soldi del resto.
Foto 4 “…Tra la spazzatura e i fiori…” Qui è l’angolazione che mi colpisce, vedo un lato di Porta Palazzo che non avevo mai osservato. Da un lato ci sono casse di spazzatura, casse vuote accumulate nel corso della giornata, dall’alto i tetti rossi delle bancarelle. E fra le une che fanno da sfondo e gli altri, che fanno da orizzonte, impiedi, arabi che vendono erbe aromatiche. Mi guardano e si incuriosiscono, alla fine mi sorridono.
Foto 5 In vedetta. Questa è la bancarella del pesce in salamoia, i pesci più grandi e delle forme più strane, tutti sbiancati. La signora mi guarda osservare e mi chiede se voglio qualcosa. L’espressione che fa quando le faccio capire che non voglio nulla già meriterebbe una foto.
La rivedo da lontano, ci incrociamo con lo sguardo, sa tutto quel che le succede intorno pur facendo nel frattempo tuttaltro. Allora la fotograferei così, da lontano con un grandangolo, “in vedetta”.
Foto 6 Di traverso. E qui ad un tratto ho la sensazione di trovarmi in un mercato cinese. Ormai è quasi buio, vedo illuminato da una luce quasi giallastra, di traverso fra le cose e le persone, un signore cinese imbustare le arance appena comprate.
Foto 7 Black man. Ormai è buio e sto per andare via, l’uomo ha un cappotto nero, lui stesso è nero, sembra quasi essere inghiottito dal mercato che che sta per terminare..
Ps. Questo post è nato a seguito di una lezione tenuta in Subalpina da Enrico Prada.
La nostra prima esperienza di couch-surfing è stata…. alquanto particolare. La causa non è nell’idea che sta alla base del couch-surfing che è una grandissima idea, a dir poco rivoluzionaria.
Lo scopo del couch-surfing, e di tante altre community che si trovano su internet, non è solo quello di trovare un posto dove dormire gratis, ma è quello di mettere a contatto e far conoscere persone che sono, o possono essere, diverse fra di loro per nazionalità, lingua, etnia ed estrazione sociale. Questo modo di viaggiare permette quindi di conoscere veramente i luoghi e soprattutto le persone del paese che si visita, evitando così i circuiti turistici. E’ un conoscersi reciproco che non può che arricchire le persone. Utopisticamente un piccolo passo concreto verso un mondo migliore.
Finalmente siamo arrivati a Londra, che e’ proprio bella e originale. Abbiamo girato tutto il giorno, con i nostri zaini da week-end, quindi leggeri ma non tanto. Nel tardo pomeriggio abbiamo visto il mercato di Portobello Road, che si tiene solo il sabato, ed e’ qualcosa di veramente spettacolare. Un posto dove si trova di tutto e di piu’. Nel frattempo Jane, che non avevamo ancora incontrato, sbrigava le sue faccende. Avevamo concordato di vederci dopo le 17:00.
Jane abita in un sobborgo vicino Camden Town, una zona a nord di Londra che sembrerebbe avere tutto un suo fascino da scoprire, fatto di mercatini e locali notturni. La fermata della metropolitana è relativamente vicina alla casa di Jane e noi siamo ormai a poche centinaia di metri dal nostro primo incontro di Couch Surfing. Jane ci spiega, via sms, come raggiungere la casa, il tutto e’ piuttosto facile. Attraversiamo un po’ di strade e di case tutte uguali.
Il posto e’ tranquillo ed e’ pulito.
La casa dove abita Jane e’ una palazzina di pochi piani, tipica dei sobborghi operai di Londra. Suoniamo il suo campanello, dove non c’e’ il suo nome, ma solo un codice da digitare, nessuno ci apre e nessuno ci risponde. Siamo stanchi e forse un po’ preoccupati, ma poi vediamo aprirsi il portone e dietro lo splendido sorriso irlandese di Jane che ci accoglie. Tutto sembra procedere per il meglio, presto potremmo rilassarci e scambiare quattro parole con Jane e sua figlia, le nostre preoccupazioni sembrano sciogliersi come neve al sole.
Nel frattempo Jane ci spiega che il campanello e’ difettoso e ci fa strada verso l’interno. Scendiamo di un piano ed arriviamo in prossimità di un grande terrazzo. L’ingresso del suo appartamento e’ molto diverso da quello degli altri perche’ ci sono molte piante e la cosa mi rallegra.
Entrando a casa sua si viene letteralmente catapultati in un mondo tutto da scoprire, alcuni possono provare un sentimento di delusione e di sconcerto, altri di curiosita’, come me. Certo anche io ero un po’ allibito. Provavo un senso di repulsione e di attrazione contemporaneamente.
La casa di Jane puo’ essere tante cose, e fa provare tante cose. Ci si puo’ sentire per un istante a Cuba, e subito dopo sotto il ponte di una metropolitana europea abbracciati ad un barbone che ti offre il suo scatolone per riparati dal freddo della notte, in Irlanda e poi in un canile pieno di cani e gatti, a Cala San Pedro fra gli hippy e a Londra contemporanemente.
Entrare nella casa di Jane e’ come fare un viaggio che e’ un incubo e nello stesso tempo un sogno.
In noi, forse a causa della stanchezza e della voglia di riposarci e di lavarci, sono prevalse le sensazioni negative. Presi quindi dalla voglia di lasciare la sua casa, ce ne siamo andati lasciandole quanto le avevamo portato e cercando di scusarci nel migliore dei modi. Anche in questo caso, Jane, almeno all’apparenza, non si e’ offesa ma si e’ preoccupata per noi chiedendo dove saremmo andati a dormire.
Personalmente non vivrei nelle condizioni in cui vive Jane, non so neanche se la sua sia una scelta di vita, magari lo e’. Alcuni forse definirebbero la casa di Jane “filthy mess”, piuttosto che semplicemente “mess”, per me non e’ cosi’. Ammiro Jane per il suo modo di essere e per la lezione che in fondo ci ha dato. Con noi e’ sempre stata accogliente, ci ha aperto le porte di casa sua senza conoscerci e senza chiedere nulla in cambio, ci ha offerto quello che aveva. Non mi rimane quindi che dirle thank you Jane…
Ecco qui qualche foto del nostro viaggio, una bella esperienza malgrado qulache strana vicissitudine….. un posto dove tornare.
E bella, e molto particolare, la mostra di Louise Bourgeois alla Tate Modern: suo, ad esempio, è il ragno riportato sopra e donato alla galleria nel 2000 in occasione dell’ inaugurazione della nuova sede.
Il ragno, di cui esistono altri esemplari all’interno della mostra, rappresenta se stessa come madre, ed è singolare che per questo scopo sia utilizzato qualcosa che di per sè appare quasi come repellente. Si percepisce, entrandoci dentro, attraverso la capienza e la nodosità degli arti, la grandezza del suo amore (sotto la pancia il ragno contiene esattamente 3 sfere che sono il numero dei figli di Burgeois) e al tempo stesso un lato oscuro che ha a che fare, più che con la bruttezza (di quella forse possiamo disinteressarcene, almeno fin quando non ne capiamo il senso) con l’idea del possesso…….
Tutta la mostra sembra giocare su questa contraddizione, l’amore da un lato, l’oscuro dall’altro, dove l’oscuro, ciò che inquieta forse anche chi ha realizzato l’opera, sta proprio in questa sovrapproduzione, sovrabbondanza, eccedenza del darsi dell’amore stesso…..
Sotto un’immagine presa dal sito della Tate e la foto scattata alla Bourgeois da Robert Mapplethorpe nel 1982:
Ognuno, se lo vuole, può mettere a disposizione il proprio ‘divano’ e viaggiare liberamente (e gratuitamente) in giro per il mondo. Certo bisogna pagarsi il viaggio e non si sa esattamente nella casa di chi si andrà a finire però si ha la possibilità di conoscere persone nuove e interessanti e magari di ospitarle nella propria casa.
L’idea ci piace molto e per questo la promuoviamo!!!
Per chi fosse interessato alla (preoccupato della) sicurezza in realtà ad ogni utente iscritto è associato un livello di fiducia che varia in base alle credenziali che si forniscono:
- LIV 1: nome, cognome e indirizzo postale resi pubblici e vincolati (non possono essere modificati);
- LIV 2: nomonativo verificato attraverso la carta di credito (occorre versare 20 $);
- LIV 3: indirizzo postale verificato attraverso la ricezione presso il porprio indirizzo di casa di un codice che deve poi essere inserito sul portale.
….insomma quel che ne viene fuori è che non si tratta proprio di una cosa da squattrinati ma che al contrario facendo le cose per tempo e magari versando l’obolo di 20 dollari, si va incontro ad una vacanza bella, sicura, appassionata e poco costosa.
Buon coughserfing a tutti, naturalmente mo’ ce tocca prova’.