
Ho un sacco di pensieri per la testa, un sacco di paglia, anzi, non di paglia, di stoffa spessa.
Presente?
Sto divagando.
Ho un sacco di pensieri e di cose da fare. Allora visto che in forma organica non ci stanno provo a farli esplodere così come vengono.
Allora primo, l’uni e il θαυμάζειν. Ero all’università oggi e aspettavo l’inizio della prima lezione di storia greca, me ne stavo lì nella classica stanza a teatro ad aspettare. Ed eccolo il θαυμάζειν, il meravigliarsi, il senso quasi di lusso che si prova a starsene lì a sentir parlare di Plutarco, della storia d’amore tra un certo Cleomako e un giovinetto calcidese e della guerra lelantina nell’isola di Eubea.
Io provo meraviglia e ancora stupore. Il θαυμάζειν, che qualcuno metteva a fondamento della filosofia. E anche del vivere comune aggiungerei.
Che io possa vivere conservando la meraviglia negli occhi. Lo stupore davanti a ciò che accade non perchè tutto quello che accade è bello e santo, divinamente, e neanche perchè tutto quello che accade è scandaloso e nefasto, “marxianamente“, ma perchè quello che accade è pervaso da fili di unicità che occorre saper riconoscere.
Il θαυμάζειν non si accontenta della superficie e davanti alla donna superficiale che ti propone la sua verità come se fosse quella assoluta si fa una risata. A me non mi incanti ti dice, ti sorride quasi con compassione e torna indaffarato al suo cercare.
Il θαυμάζειν però quando trova l’assoluto sa meravigliarsi. Il θαυμάζειν cerca l’assoluto ovunque e in ogni dove e da qualche parte, anche, gli scappa di trovarlo. Lo trova dietro la porta, sotto il letto, dentro un libro, sotto o sopra centimetri di polvere, sotto o sopra centimetri di neve.
Il θαυμάζειν è anche ricordo e memoria, è passato ed è origine. Di tutte le cose che penso in questi giorni, e non passo il mio tempo a pensare eh!, c’è anche l’idea che in tutto questo ci sia stato un momento originario, una fonte a cui ancora adesso posso attingere.
E qui mi fermo perché rischio di sragionare.
