“No,” le ho risposto “hai ragione. E’ vero”.
“E’ vero cosa?” ha chiesto.
“Che sono disturbato”. Pensavo al significato di questa parola, a che cosa volesse dire veramente, come quando si disturba la quiete o la televisione è disturbata. O quando ci si sente disturbati da un libro o da un film o dalla foresta vergine che brucia o dalle calotte polari che si ritirano. O dalla guerra in Iraq. Era uno di quei momenti in cui ti sembra di non aver mai sentito una certa parola e non riesci a credere che abbia proprio quel significato, e cominci a riflettere su come ci si èarrivati. E’ come il rintocco di una campana, cristallino e puro, disturbato, disturbato, disturbato, sentivo il suono vero della parola, così ho detto, come se me ne fossi appena accorto: “Sono disturbato”.
* La parte I è da un’altra parte (“scusate il bisticcio” “come si suol dire”).
