Sottotitolo: dialogo a parti ribaltate tra un vecchio saggio e un ragazzo. In realtà il vecchio non è poi così vecchio e il ragazzo non è poi così ragazzo. Rappresentano il primo l’esperienza e le conoscenze acquisite, il secondo la novità della domanda. Lo spunto è nato da una piacevole chiacchierata.
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Se, dico se, ad un certo punto incontri qualcosa che urta con quello che finora hai sempre pensato o sei sempre stato, che fai? Se ad un certo punto uno sciame di mosche bianche, ad esempio, invade il tuo spazio visuale costringendoti a pensare che le mosche sono sì generalmente nere, ma possono essere anche bianche, tu che fai?
Se a un certo punto viene fuori qualcosa che ti urta e produce un certo straniamento, quasi a farti venire prurito sul braccio, tu che fai?
Abbandoni la tua idea finora assolutista e magari cominci a pensare che verità fattuali diverse sono plausibili e hanno sempre per principio diritto di cittadinanza, popperianamente.
Bene, ma questo l’ho sempre pensato! dice il vecchio saggio al giovane ragazzo.
Diciamo però che poi venga qualcuno a dirti, diciamo sempre il giovane ragazzo, che lui di quell’idea trascendentale lì (e dovrebbe spiegarmelo però perchè nel frattempo la definisce trascendentale), non sappia proprio cosa farsene, dico di quell’idea trascendentale lì, per cui il confronto e la ricerca comune portano sempre ad un accordo, per cui dai e dai esiste sempre un gemainsinn che è fondamento della scoperta del vero e perfino, proseguendo su questa strada, della bellezza, tu che faresti?
Direi che all’inzio, almeno inizialmente, vecchio saggio, cominceresti anche tu a sentire qualche prurito ; )

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primo “?” : la mia vita spirituale già mi porta costantemente e con l’aiuto di Dio a mettere in dicussione costantemente me stesso quelle false certezze che spesso ci costruiamo. La vita spirituale è una conversione continua.
secondo “?”: me ne occuperò quando vedrò davvero arrivare uno sciame di mosche bianche. Per ora non ne ho mai visti.
terzo “?”: mi gratto
inoltre:
- “diritto di cittadinanza” lo capisco e lo rispetto, ma non vuol dire io che debba sposare tutti questi aspiranti “cittadini”.
- il trascendentale non è un idea. E’ una proprietà intrinseca dell’uomo, che ne caratterizza la sua intima natura. Questo ci fa diversi dagli animali. Anche gli atei si pongono domande su Dio: non è questa capacità trascendentale? La fede è un tipo di risposta che diamo al trascendentale. Se poi questa risposta è il Padre di Gesù Cristo, siamo davvero lontani dal concetto di “idea”. Le idee portate all’estremo generano ideologie, cioè “idee fatte da uomini”.
- Un vero uomo sente sempre il prurito. I santi sentivano molto prurito. Chi non sente prurito non è virtuoso.
chi sono tutti questi aspiranti cittadini a cui ti riferisci?
quando ho scritto il post per la verità non pensavo a Dio, pensavo a ciò che sta su questa terra e al modo in cui siamo abituati a crearci degli schemi di comprensione della realtà che poi applichiamo in contesti anche diversi tra loro.
il prurito è una cosa che mi piace, perchè è il dubbio che buca le certezze, che le corrode come fossero muri che magari già di per sè cadrebbero a pezzi.
tant’è, ciao e grazie comunque per aver espresso le tue idee
beh… allora non avevo capito.
avendo letto ““Il trascendentale è buffo”” pensavo fosse un dileggio del trascendente.
gli aspiranti cittadini (riprendendo la metafora della cittadinanza da te espressa) sarebbero le “verità fattuali diverse ” (questa espressione non mi è chiara ma non importa). era un modo per dire che il fatto che “le altre verità” (mi pare siamo in pieno relativismo) non mi obbliga a essere me stesso relativista. Insomma il fatto che le idee abbiano diritto di cittadinanza in generale non è detto che lo debbano avere nel mio cuore (o se preferisci nella mia mente).
ciao grazie per la risposta