Che strano che è quando le persone muoiono, il giorno prima ci parlavi il giorno dopo non ci sono più. Il giorno prima ti aveva detto proprio quelle parole, il giorno dopo non c’è più.
La vita è così, ti cambia le carte in tavola da un giorno all’altro e non c’è niente da fare. Eppoi chissà quanto vale nel flusso generale dell’universo quel mutamento discreto che a te ti cambia la vita. Una variazione infinitesima nell’infinitezza dei flussi o giù di lì (infinitudine ! avrebbe detto qualcuno) .
Insomma le cose cambiano e parafrasando Patty Pravo provvede la vita a cambiarmi l’esistenza se non ce la faccio io a cambiare me. Così è se vi pare.
Da domani si cambia, il mondo nuovo si lascia, mi levo il vestito da operaio fiat, tiro giù gli straccali, mi sbottono la salopette, mi slaccio gli scarponi, rimango in mutande e comincio a pensare che abiti indossare domani.
Oggi ho incontrato qualcuno che mi ha lasciata sorpresa. Qualcuno che ancora non conoscevo ma che lo capisci subito che è una vita che non condivide qualcosa con una donna (o con un uomo a seconda dei casi). Sono soli e affermano se stessi come se intorno avessero solo terra bruciata. Dicono di sè e basta, e un pò chiunque lo fa, ma loro è un pò come se pensassero di poter dire qualunque cosa, tanto intorno non c’è nessuno. E così sproloquiano senza nessuno accanto che metta un freno alle loro manie, o che soltanto soffochi senza nanche saperlo i focolai delle loro esalazioni..
E io penso soltanto che così non vorrei esserlo, mai.
E poi lo so che non sono tutti così quelli che sono soli, ma alcuni lo diventano, e non c’è proprio niente da fare. Ne conosco tanti che così non sono, loro sanno che ognuno è diverso e che con ognuno si può comunicare. Che si può dare ed avere anche se si è soli.
Poi c’è la vita a due. Quella nella quale solo per il fatto di esserci finito dentro ti sembra una fortuna. Quella nella quale si è sempre stati come fosse la bambagia, quella in cui si è passato il tempo a chiedersi “se aveva o non aveva senso il loro amore” o quella in cui si è stati capaci di godere di ogni giorno che il signore ha mandato in terra.
La coppia in tutte le sue casistiche insomma, e so di non averle comprese tutte, ovviamente.
A questo punto è fin troppo banale domandarsi quanto possa giocare nella determinazione della solitudine di cui sopra la scelta dell’uno o dell’altro corno del dilemma di cui sotto, quello di cui Gaber nel video riportato alla fine di questo post.
Poco evidentemente, dal momento che non tutte le persone sole sono scorbutiche come quella che ho incontrato oggi.
Fatto sta che ognuno, ogni coppia, davanti a quella scelta prima o poi ci si ritrova, e andare in un senso oppure nell’altro cambia di molto la prospettiva di ciò che un giorno saremo (nonchè il senso ed il significato di ciò che siamo ora).
Andare in un senso oppure nell’altro segna il confine tra la costituzione della famiglia da un lato e la fine di un amore dll’altro.
Un’altra delle cose che ho imparato è usare l’ironia. L’ironia?? Che è l’ironia?? Una parte di me si sarebbe sollevata come un serpente a sonagli e mi avrebbe guardata dritto negli occhi non più di pochi anni fa.
Ora mi dedico all’ironia, e vieppiù all’arte della dissimulazione. Questa mi è proprio nuova. Mi spiego, mi accorgo di dissimulare davanti agli altri, i più sensitivi diciamo. In fondo è indice di salute perché per dissimulare con gli altri bisogna almeno essere chiari con se stessi.
Chiudiamola qui. Una delle cose che mi piace di più la mattina quando arrivo a lavoro sono le signore che fanno le pulizie nel bagno, le senti sempre che ridono e parlano ad alta voce, sono senegalesi e io varco la soglia del c. e mi sento a mio agio.
Bene, veniamo alle musichette. Mi piacerebbe farci un collage tutto bello colorato, uno di quelli scritti a mano come se fossi alle elementari con tutte le parole che mi sono venute in testa. Ma non posso, qui non ho lo scanner e io non sono più alle elementari.
* * * C’è’ un cartello alla porta dice non disturbare,