Archive for the 'THOUGHTS' Category

Di passaggio

Saturday, December 27th, 2008

E così siamo quasi pronti, i regali fatti, quelli ricevuti, il mare, la passggiata delle barche rovesciate con mummy, il barattolo della nutella da 1.5 kg, il bonsi che ha passato il controllo e la valigetta no, il gioco con i disegni di Van Gogh per G. e un bottone saltato quando “E’ mia la diritta”.

A che serve il tempo, diceva quel tale?

Per starci dentro e lasciare lo spazio alla vita di accadere. Che sennò il tempo lo misurano gli astri e dentro si sta a guardare.

Pensieri vagabondi

Wednesday, December 10th, 2008

In fondo c’è sempre qualcosa da dire, qualcosa che pensiamo e per cui valga la pena scriverci su. Qualcosa di ovvio che emerge come un’increspatura di un liquido.

Penso a un pò di parole: arte, fotografia, letteratura, incontri, mostre, film. Ecco i film per esempio. Prima non ci facevo più di tanto caso, pensavo al regista come quello che fa il mestiere più figo, ma cos’è un film non ce lo avevo ben chiaro.

Guardandone molti prima o poi ti sboccia la passione e capisci che girare un film è innanzitutto raccontare una storia, dare ad un racconto delle immagini…

Ecco le immagini, la visione e il vedere. Se ne parlava ieri sera al nuovo incontro dei carbonari, dicevo che al riflettere, alla riflessione-su, preferisco il fare.

Il vedere. Cosa ci vuole per vedere? A me il vedere mi sorprende. Penso al mio materasso giallo con i disegni degli aquiloni. Mi incanta.

Mi attraversa come un fascio di luce che prende come bersaglio il cuore ma poi passa tutto intorno. E devi farti attraversare, non opporre resistenza, prenderti il colpo tutto intero così come viene.

nel profondo del blu

Sarà una tipologia di personalità la mia? Cioè, a questa attitudine è associato un tipo psicologico?

Quanto si lascia attraversare, colpire, dalla vita, una persona così?

So rimanere in piedi, poi.

Il paradosso del filosofo

Wednesday, July 2nd, 2008

Sosphera's Blog Wordle Image

 

Il paradosso del filosofo è questo: per strane vicissitudini della vita mi sono ritrovata a lavorare nell’IT essendo partita da una laurea cosiddetta umanistica, filosofia, e un master in Risorse Umane.

E tutto va bene. Però a volte, in qualche momento no, mi capita di pensare di insegnare. Già. Poi faccio due conti e mi dico, se è vero che come “filosofo” mi occupo di informatica, che senso può avere insegnare filosofia?

Che senso può avere, tradotto, mettere in circolazione altri filosofi che non utilizzeranno mai quello che hanno appreso curvi sui libri durante gli anni dell’università? Direi nessuno.

Se un giorno invece i filosofi fossero scelti per occuparsi di ciò che riguarda l’uomo, le persone, la società avrebbe senso insegnare filosofia.

Per il momento dunque non mi occupo di Risorse Umane e non vado a insegnare filosofia. Che bel circolo.

filosofia

Le cose semplici e qualcosaltro

Wednesday, June 4th, 2008

Una luce così, dopo il temporale, non l’avevo mai vista. Mentre tornavamo a casa avevamo davanti la bellezza in una delle sue tante forme e non credevo che mi avrebbe atteso così, semplicemente, davanti agli occhi, tra l’azzurro nero delle nuvole cariche e ancora cariche e la città che non avrebbe potuto far altro se non vedere, semplicemente vedere.

Siamo usciti da lì in quattro dopo un pò di vino, chiacchiere di sogni di viaggio e molto altro ancora che ora la mia parola non riesce ad arrivare. Così è passata questa serata, tra libri e persone antiche.

Poi aggiungo altro chè il tempo passa, i giorni passano, e io rischio di tralasciare. La scorsa settimana siamo stati ad una serata organizzata dalla fondazione CRT (i torinesi intendono) sul tema del precariato. Strano ma vero. L’uditorio era composto per lo più da ricercatori e borsisti della fondazione.

C’erano un pò di persone, il film di Massimo Coppola (Lavorare Tutti Lavorare Meno), Massimo Coppola, Angela Padrone, autrice del libro “Precari e Contenti” e altri, uno scrittore, conduttore della serata, e altri illustri personaggi. Una bella miscellanea. Penso che la miscellanea se ben amministrata sia il fondamento da cui nascono le cose migliori, ma questo è un altro argomento.

Il punto è questo riassumendolo brevemente. Il “trend” (le virgolette sono per Nanni Moretti :-) ) della serata anzi meglio della discussione, puntava a dire in qualche modo che “Signori miei qui bisogna rimboccarsi le maniche che la vita è dura” e giù con il bla bla bla del “nessuno vi regala niente”. E che bisogna essere creativi e inventarsi un pò la vita anche quando fuori è buio pesto. E fin qui li seguo volentieri.

Da qui però mi è sembrato il ragionamento facesse un salto. Perchè un conto è dire che ci si deve guadagnare quel che si vuole raggiungere, altro è dire che siccome non si è raggiunto quel che si è sognato (a proposito, “ma voi sognate?”) allora non si è lottato. Sono due cose diverse.

Uno degli ospiti è finito a fare il ricercatore in Inghliterra, a Londra per la precisione, per un motivo del tutto fortuito. (Il ricercatore è un laureato in lettere che, date le larghe vedute delle accademie inglesi, è passato senza difficoltà a studi psicoanalitici durante il dottorato, questo va sottolineato) .

Il fatto importante però è un altro. Il ricercatore in questione è finito a Londra dopo la laurea per tutt’altro motivo. Inseguiva un sogno. Si è preso un anno per poter suonare. Inseguendo un sogno si è trasferito a Londra e da lì fortuitamente è nato tutto il resto. Forse, più che fortuitamente, bisognerebbe dire per il merito delle accademie inglesi (e suo ovviamente).

Il fatto è che se il sogno della musica non fosse mai arrivato a quel ragazzo probabilmente lui non sarebbe mai partito con tutto ciò che poi ne è conseguito dopo. Il che vuol dire che oltre alle capacità individuali esistono altri fattori, esterni e imponderabili, da cui dipende nel bene e nel male la persona che siamo e diventiamo.

Penso dunque che si debba fare molta attenzione prima di riversare su chi è precario tutta la responsabilità della propria situazione rischiando per altro di mortificare le energie e l’inventiva di chi giorno per giorno si industria a costruirsi la vita.

Prima di concludere mi piace ricordare Massimo Coppola, che credo, fra gli altri, sia stato quello che ha affrontato con maggiore sensibilità il tema in questione. Questo al di là del film presentato.

Thyssenkrupp Park

Sunday, May 25th, 2008

Molto spesso mi capita di andare a correre alla Pellerina. Per chi non lo sapesse, la Pellerina e’ un parco di Torino. Forse e’ il parco piu’ grande di Torino, anche se non è il piu’ importante.

In genere, quando vado a correre alla Pellerina faccio due giri, a volte mi capita di farne tre, altre volte di farne solo uno. Il giro che faccio e’ lungo più o meno 4.5 Km, per cui per lo più mi capita di fare 9 km. Si, lo so, non sono molti, ma se non si e’ più che allenati 9 km possono sembrare un’ eternità. Mediamente ci metto circa 50 minuti, per la verità qualche minuto in meno. Si, lo so, vado piuttosto piano. Tuttavia’ queste corsette, accompagnate da qualche passeggiata in montagna mi permettono di mantermi in forma.

Lo scopo di tutto ciò non e’ solo mantenermi in salute, ma anche quello di permettermi di rimanere solo con me stesso e quindi di riflettere e fantasticare. Riflettere e fantasticare? Si proprio così. Mi capita di fare pensieri di tutti i tipi, a volte anche stupidi, di riflettere sulla vita e sulla società. Pensieri che vagano nella mia mente per poi apparentemente evaporare, ma che in realtà incidono profondamente nel mio essere e in quello che sono.

ThyssenKrupp     Un lato della Pellerina è delimitato da Corso Regina Margerita, un corso ad alta percorrenza, dove se si superano i limiti dei 70 km/h si rischia una multa per eccesso di velocità. Al di là del corso c’è (c’era) la Thyssenkrupp.

Sappiamo benissimo che cosa simboleggia la Thyssenkrupp di Torino nell’immaginario collettivo. Ovviamente è solo la punta dell’iceberg delle morti bianche che si susseguono da chissà quanti anni in Italia, ma non solo. Quello che è accaduto, qui, alla Thyssenkrupp di Torino, sembra aver smosso le coscienze di tutti noi. Sembra aver messo alla luce il problema, molto serio, delle morti bianche. Ma per quanto ne parleremo? E’ stato fatto qualcosa? Perchè in Italia, questo fenomeno tragico è cosi evidente? Dopo l’ondata mediatica ed emotiva che ci ha travolto per qualche mese, oggi se ne parla sempre di meno. Avremo ancora memoria della tragedia della Thyssenkrupp di Torino e di tutte quelle che si sono susseguite prima e dopo, fra qualche mese ?

Chi corre alla Pellerina, non puo’ non vedere la Thyssenkrupp, e non puo’ non ricordare e pensare a quanto e’ accaduto li’ solo qualche mese fa. Oggi la Thyssenkrupp di Torino e’ in dismissione, chissa’ fra qualche anno cosa ci sara’ al suo posto. Forse qualche centro commerciale, o magari  qualche quartiere dormitorio. Diventera’ una delle tante zone dove si fara’ speculazione edilizia? Dove fra qualche anno si venderenno appartamenti con “finiture di pregio”  di diversa metratura?

Thyssenkrupp Park     Personalmente ogni volta che corro alla Pellerina, vedo la Thyssenkrupp, ricordo e immagino un parco al suo posto. Immagino “Thyssenkrupp Park”, un luogo della memoria per non dimenticare mai, tutti coloro che sono morti sul lavoro. 

see you next time,

Walt       

  

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