Thinking of Jane
November 16th, 2007 by waltLa nostra prima esperienza di couch-surfing è stata…. alquanto particolare. La causa non è nell’idea che sta alla base del couch-surfing, o free-accomodation, che è, a mio parere, una grandissima idea, a dir poco rivoluzionaria.
I principi che stanno alla base del couch-surfing sono universali e come tali non possono essere che vincenti, perdonatemi l’uso del termine vincente che poco si addice a parole come universalità, amicizia, pace, fratellanza e rispetto.
Lo scopo del couch-surfing, e di tante altre community che si trovano su internet, non è solo quello di trovare un posto dove dormire gratis, ma è quello di mettere a contatto e far conoscere persone che sono, o possono essere, diverse fra di loro in nazionalità, lingua, etnia ed estrazione sociale. Questo modo di viaggiare alternativo permette, quindi, di conoscere veramente i luoghi e soprattutto le persone del paese che si visita evitando così i circuiti turistici basati per lo più sul consumismo. E’ un conoscersi reciproco che non può che arricchire dal punto di vista umano le persone. Utopisticamente un piccolo passo concreto verso un mondo migliore.
Noi che abbiamo sempre viaggiato a ruota libera, facendoci trascinare dal vento, siamo rimasti subito colpiti da questo modo di viaggiare…….
* * *
Finalmente siamo arrivati a L o n d r a , che e’ proprio bella e originale. Abbiamo girato tutto il giorno, con i nostri zaini da week-end, quindi leggeri ma non tanto. Nel tardo pomeriggio abbiamo visto il mercato di Portobello Road, che si tiene solo il sabato, ed e’ qualcosa di veramente spettacolare. Un posto dove si trova di tutto e di piu’. Nel frattempo Jane, che non avevamo ancora incontrato, sbrigava le sue faccende. Avevamo concordato di vederci dopo le 17:00.
Jane abita in un sobborgo vicino Camden Town, una zona a nord di Londra che sembrerebbe avere tutto un suo fascino da scoprire, fatto di mercatini e locali notturni. La fermata della metropolitana è relativamente vicina alla casa di Jane e noi siamo ormai a poche centinaia di metri dal nostro primo incontro di couch surfing. Jane ci spiega, via sms, come raggiungere casa sua, il tutto e’ piuttosto facile. Attraversiamo, un po’ di strade e di case tutte uguali.
Il posto e’ tranquillo ed e’ pulito.
La casa, dove abita Jane, e’ una palazzina di pochi piani, tipica dei sobborghi operai di Londra. Suoniamo il suo campanello, dove non c’e’ il nome, ma solo un codice da digitare, nessuno ci apre e nessuno ci risponde. Siamo stanchi e forse un po’ preoccupati, ma all’improvviso vediamo aprirsi il portone e dietro lo splendido sorriso irlandese di Jane che ci accoglie. Tutto sembra procedere per il meglio, presto potremmo rilassarci e scambiare quattro parole con Jane e sua figlia, le nostre preoccupazioni sembrano sciogliersi come neve al sole.
Nel frattempo Jane ci spiega che il campanello e’ difettoso e ci fa strada verso casa sua. Scendiamo di un piano ed arriviamo in un grosso terrazzo, dove abita Jane. L’ingresso del suo appartamento e’ molto diverso da quello degli altri perche’ ci sono molte piante e la cosa mi rallegra. Entrando a casa sua si viene letteralmente catapultati in un mondo tutto da scoprire, alcuni possono provare un sentimento di delusione e di sconcerto, altri come me, curiosita’. Certo anche io ero un po’ allibito. Provavo un senso di repulsione e contemporaneamente di attrazione .
La casa di Jane puo’ essere tante cose, e fa provare tante cose. Ci si puo’ sentire per un istante a Cuba, e subito dopo sotto il ponte di una metropolita europea abbracciati ad un barbone che ti offre il suo scatolone per riparati dal freddo della notte, in Irlanda e poi in un canile fatto di cani e gatti, ci si puo’ sentire a Cala San Pedro fra gli hippy e a Londra contemporanemente.
Entrare nella casa di Jane e’ come fare un viaggio che e’ un incubo e nello stesso tempo un sogno .
In noi, forse a causa della stanchezza e della voglia di riposarci e di lavarci, son prevalse le sensazioni negative. Presi quindi dalla voglia di lasciare la sua casa, siamo fuggiti lasciandole quanto le avevamo portato e cercando di scusarci nel migliore dei modi. Anche in questo caso, Jane, almeno all’apparenza, non si e’ offesa ma si e’ preoccupata per noi chiedendo dove saremmo andati a dormire.
* * *
Personalmente non vivrei mai nelle condizioni in cui vive Jane, non so neanche se la sua sia una scelta di vita, magari lo e’. Alcuni forse definirebbero la casa di Jane “filthy mess”, piuttosto che “mess”, per me non e’ cosi’. Per quanto mi riguarda, ammiro Jane per il suo modo di essere e per la lezione di vita che in fondo ci ha dato, con noi e’ sempre stata accogliente, ci ha aperto le porte di casa sua senza conoscerci e senza chiedere nulla in cambio, ci ha offerto tutto quello che aveva. Non mi rimane quindi che dirle thank you Jane…
see you next time
Walt



November 17th, 2007 at 4:17 pm
Ringraziare ???
November 20th, 2007 at 12:09 am
Cari Silvia e Walter,
mi sembra un’esperienza interessante, anyhow, repetita non iuvant.
November 23rd, 2007 at 11:55 am
…see you next time…. (see, come no?)
E’ rivolto ai bloggers o a Jane?
November 23rd, 2007 at 12:48 pm
Ciao Andrea,
interessante aver messo in evidenza questa ambiguita’.
Coscientemente e’ rivolto a chi legge il post, ma non e’ da escludere che in questo particolare caso ci sia anche un significato inconscio.
In fondo nella nostra avventura londinese e’ rimasto qualcosa in sospeso
Walt