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Thyssenkrupp Park

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Molto spesso mi capita di andare a correre alla Pellerina. Per chi non lo sapesse, la Pellerina e’ un parco di Torino. Forse e’ il parco piu’ grande di Torino, anche se non è il piu’ importante.

In genere, quando vado a correre alla Pellerina faccio due giri, a volte mi capita di farne tre, altre volte di farne solo uno. Il giro che faccio e’ lungo più o meno 4.5 Km, per cui per lo più mi capita di fare 9 km. Si, lo so, non sono molti, ma se non si e’ più che allenati 9 km possono sembrare un’ eternità. Mediamente ci metto circa 50 minuti, per la verità qualche minuto in meno. Si, lo so, vado piuttosto piano. Tuttavia’ queste corsette, accompagnate da qualche passeggiata in montagna mi permettono di mantermi in forma.

Lo scopo di tutto ciò non e’ solo mantenermi in salute, ma anche quello di permettermi di rimanere solo con me stesso e quindi di riflettere e fantasticare. Riflettere e fantasticare? Si proprio così. Mi capita di fare pensieri di tutti i tipi, a volte anche stupidi, di riflettere sulla vita e sulla società. Pensieri che vagano nella mia mente per poi apparentemente evaporare, ma che in realtà incidono profondamente nel mio essere e in quello che sono.

ThyssenKrupp     Un lato della Pellerina è delimitato da Corso Regina Margerita, un corso ad alta percorrenza, dove se si superano i limiti dei 70 km/h si rischia una multa per eccesso di velocità. Al di là del corso c’è (c’era) la Thyssenkrupp.

Sappiamo benissimo che cosa simboleggia la Thyssenkrupp di Torino nell’immaginario collettivo. Ovviamente è solo la punta dell’iceberg delle morti bianche che si susseguono da chissà quanti anni in Italia, ma non solo. Quello che è accaduto, qui, alla Thyssenkrupp di Torino, sembra aver smosso le coscienze di tutti noi. Sembra aver messo alla luce il problema, molto serio, delle morti bianche. Ma per quanto ne parleremo? E’ stato fatto qualcosa? Perchè in Italia, questo fenomeno tragico è cosi evidente? Dopo l’ondata mediatica ed emotiva che ci ha travolto per qualche mese, oggi se ne parla sempre di meno. Avremo ancora memoria della tragedia della Thyssenkrupp di Torino e di tutte quelle che si sono susseguite prima e dopo, fra qualche mese ?

Chi corre alla Pellerina, non puo’ non vedere la Thyssenkrupp, e non puo’ non ricordare e pensare a quanto e’ accaduto li’ solo qualche mese fa. Oggi la Thyssenkrupp di Torino e’ in dismissione, chissa’ fra qualche anno cosa ci sara’ al suo posto. Forse qualche centro commerciale, o magari  qualche quartiere dormitorio. Diventera’ una delle tante zone dove si fara’ speculazione edilizia? Dove fra qualche anno si venderenno appartamenti con “finiture di pregio”  di diversa metratura?

Thyssenkrupp Park     Personalmente ogni volta che corro alla Pellerina, vedo la Thyssenkrupp, ricordo e immagino un parco al suo posto. Immagino “Thyssenkrupp Park”, un luogo della memoria per non dimenticare mai, tutti coloro che sono morti sul lavoro. 

see you next time,

Walt       

  

Politics Thoughts
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La disfatta

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Questo non è un blog politico, come è noto, e io non mi occupo solitamente di politica.

Però è qualche tempo che mi frullano delle idee nella testa e almeno alcune mi piacerebbe condividerle.

Bene, Alemanno sindaco. Questa proprio faccio fatica a digerirla, la destra quella di derivazione fascista, quella che ancora alla fine degli anni Ottanta andava in giro per le piazze a rivendicare posizioni mussoliniane e veterofasciste, ce la ritroviamo a Roma.

Che vergogna e che aria pesante.

Che aspetto avrà Roma nei prossimi anni anche mi domando, quali politiche verranno attuate nei confronti degli extracomunitari, nei confronti di questioni rigorosamente laiche (famiglia, unioni civili, interruzioni di gravidanza), nei confronti della sicurezza, spauracchio e punto di volta di campagne elettorali facili, nei confronti della cultura.

Mi domando quanto Roma sarà laica, aperta e democratica.

Ricordo solamente l’immagine degli ultimi giorni di campagna elettorale con Fini e Berlusconi ai fori con il Colosseo dietro che non faceva presagire nulla di buono.

Ciò detto mi auguro che malgrado tutto questo il Partito Democratico resti in piedi e che lo faccia anche Walter Veltroni che ha avuto il merito

a) di aver gettato le basi per un sistema politico bipolare,

b) di aver creato un partito che ha la pretesa di accogliere in sé tutte le forza produttive e progressiste di questo paese, e di averlo fatto in modo trasversale, cercando i voti degli operai come degli imprenditori.

Essere di sinistra oggi vuol dire non difendere interessi di parte ma pensare all’utile pubblico, che è al tempo stesso l’utile di tutti.

Questo richiede che ognuno faccia la sua parte e che chi guida lo faccia non soltanto con intelligenza e avvedutezza ma anche tenendo presente quella che Berlinguer chiamava questione morale, l’interesse del gruppo su quello del singolo, che è l’esatto opposto di quello che viene teorizzato nei Circoli delle Libertà, l’interesse dei singoli su quello di tutti, l’esempio tipico è la pretesa tipicamente di destra di non pagare le tasse.

Che cosa manca ora a questo partito per diventare veramente forte? Credo principalmente due cose:

1) la capacità di ascolto verso coloro che “contano meno” in questo paese, l’esempio più a portata di mano è quello dei precari che non riescono a progettare un’idea dignitosa per la propria vita e per il proprio futuro, e non è una cosa da poco,

2) la capacità di diffondere e divulgare fin nelle frange più periferiche della popolazione l’idea che un altro mondo, migliore, sia possibile. Questo lo si costruisce con la conoscenza e con il contributo di tutti, facendo ognuno la propria parte.

“Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza; organizzatevi, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra forza.” (A. Gramsci)

Dalla nostra abbiamo il tempo.

Democracy Politics
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