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Essere colore

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Per un istante, uno soltanto, vi ho guardato tutti dall’alto, come se foste a scuola, e ho riconosciuto l’anima di ciascuno, l’anima di quelli che soltanto vociano, eppure fanno classe formandone lo spirito, l’anima di quelli che partecipano al vociare unendosi ai suoni che gli altri emettono solamente per spirito di squadra.

Ho visto l’anima di quelli che si percepiscono distintamente perchè hanno un timbro proprio, una voce che li distingue al di là di tutto e al di là di tutti. L’anima di quelli che un giorno saranno al di là anche dello stesso insegnante, ma quello stesso insegnante un giorno quelle anime le ha avute tra le mani, come un mistero e un bene non quantificabile, non esauribile.

Per un istante, un istante solo, vi ho visto. Ho visto il bambino silenzioso che contiene in sè la sua ricchezza essendone pago e il bambino estroverso che riversa sugli altri quella stessa ricchezza e lo farà un giorno nello stesso modo anche domani. Guidando.

Avrei potuto vedere la mente del ricercatore e dello scienziato. Ne avrei visto la riflessione, le pause interne del ragionamento, la calma e l’intelligenza.

Vi ho visti tutti, come se fossi a scuola e io fossi l’insegnante. Ecco, l’espressione giusta è proprio questa, immedesimarsi con l’insegnante. Naturalmente ho pensato a quanto valore ci sia in questa cosa e a quanto forse si abbia a che fare con il mondo e la sua materia prima, le persone, direi proprio nella loro rarità individuale.

Così è. Un attimo dopo pensavo già ad altro e tutto sembrava essere svanito. Prima però ho pensato a me stessa come parte di quella nuvola di colori, come non qualcosa di esterno ma come qualcosa che fa parte della matassa avendo un colore suo proprio. Questa proprio è la cosa che mi piace di più, essere colore.

Colore Vita
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Seguendo Sang Shin….

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Oggi dopo un bel pò di tempo mi è venuta l’ispirazione per scrivere qualcosa, mettendo insieme un pò tutte le idee che ho raccolto in queste settimane e un piccolo motivo di buon umore che trovate in fondo alla pagina.

Innanzitutto Sang Shin, il suo nome suona come quello di un maestro di chissà quali arti marziali, e invece è un “evangelist” della SUN, uno che appunto se ne va in giro per il mondo a divulgare Java. (From wikipedia: “An evangelist promotes the use of a particular product or technology through talks, articles, blogging, user demonstrations, recorded demonstrations, or the creation of sample projects”). Guardate qui quali sono gli unofficial objectives dei suoi corsi:

Sang Shin Photo
Unofficial Course Objectives:
● Having Extreme Fun!
● Being Passionate for your life!
● Appreciating what you've got!
● Appreciating your fellow human beings!
● Enjoying little things in life

Quando ho letto tutto questo, a lavoro, ho fatto un sorriso largo e la giornata ha preso un’altra piega. Insomma grazie a Sang Shin e al suo corso su J2EE, il problema di capire tutte quelle cose belle toste si è un pò attenuato. La strada naturalmente è in salita.

Poi che altro? In questi giorni pensavo che fra il mio lavoro e quello di un panettiere non c’è molta differenza. Mi spiego meglio. Il lavoro ha tanti scopi, ma quello primario dovrebbe essere, anzi uno tra i primari, dovrebbe essere quello di provvedere al sostentamento di se stessi e di coloro che fanno parte della propria famiglia se ce ne sono.

Al fine di garantire loro la possibilità stessa dell’esistenza, che è al tempo stesso l’esistenza di qualcosa che si è creato. Ora a me questo sembra qualcosa di nobile. E questo unisce (unirà un giorno) me al il panettiere, come chiunque altro abbia deciso di formare la propria famiglia.

Altra cosa che ho pensato è questa: ho pensato che uno dei modi più radicali che ci sono di cambiare il mondo è mettere in circolazione nuovi individui: se questi saranno capaci di pensare con idee giuste, avranno cambiato almeno un poco la nostra società.

Ultima cosa: Margerite Yourcenar e Into the Wild. Le Memorie di Adriano finiscono così:

“Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più. Cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti”.

Ora questa frase ha molto a che vedere con il “chiamare le cose con il loro nome” di cui parla Alex di Into The Wild, entrambe hanno a che fare con il significato della parola “maturità”, della maturità dell’essere uomini, la prima viene pronunciata sul ciglio della fine, la seconda sul quello della vita adulta.

Bene, concludo con ciò di cui sopra, un buon motivo di buon umore: al fotocampionato della Subalpina mi sono piazzata al 12° posto, una posizione di tutto rispetto!!!

Bene, la vita è fatta così, mischia il sacro al profano. Buona vita a tutti!

creare Vita
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