Le cose semplici e qualcosaltro

by Silvia on June 4, 2008

Una luce così, dopo il temporale, non l’avevo mai vista. Mentre tornavamo a casa avevamo davanti la bellezza in una delle sue tante forme e non credevo che mi avrebbe atteso così, semplicemente, davanti agli occhi, tra l’azzurro nero delle nuvole cariche e ancora cariche e la città che non avrebbe potuto far altro se non vedere, semplicemente vedere.

Siamo usciti da lì in quattro dopo un pò di vino, chiacchiere di sogni di viaggio e molto altro ancora che ora la mia parola non riesce ad arrivare. Così è passata questa serata, tra libri e persone antiche.

Poi aggiungo altro chè il tempo passa, i giorni passano, e io rischio di tralasciare. La scorsa settimana siamo stati ad una serata organizzata dalla fondazione CRT (i torinesi intendono) sul tema del precariato. Strano ma vero. L’uditorio era composto per lo più da ricercatori e borsisti della fondazione.

C’erano un pò di persone, il film di Massimo Coppola (Lavorare Tutti Lavorare Meno), Massimo Coppola, Angela Padrone, autrice del libro “Precari e Contenti” e altri, uno scrittore, conduttore della serata, e altri illustri personaggi. Una bella miscellanea. Penso che la miscellanea se ben amministrata sia il fondamento da cui nascono le cose migliori, ma questo è un altro argomento.

Il punto è questo riassumendolo brevemente. Il “trend” (le virgolette sono per Nanni Moretti :-) ) della serata anzi meglio della discussione, puntava a dire in qualche modo che “Signori miei qui bisogna rimboccarsi le maniche che la vita è dura” e giù con il bla bla bla del “nessuno vi regala niente”. E che bisogna essere creativi e inventarsi un pò la vita anche quando fuori è buio pesto. E fin qui li seguo volentieri.

Da qui però mi è sembrato il ragionamento facesse un salto. Perchè un conto è dire che ci si deve guadagnare quel che si vuole raggiungere, altro è dire che siccome non si è raggiunto quel che si è sognato (a proposito, “ma voi sognate?”) allora non si è lottato. Sono due cose diverse.

Uno degli ospiti è finito a fare il ricercatore in Inghliterra, a Londra per la precisione, per un motivo del tutto fortuito. (Il ricercatore è un laureato in lettere che, date le larghe vedute delle accademie inglesi, è passato senza difficoltà a studi psicoanalitici durante il dottorato, questo va sottolineato) .

Il fatto importante però è un altro. Il ricercatore in questione è finito a Londra dopo la laurea per tutt’altro motivo. Inseguiva un sogno. Si è preso un anno per poter suonare. Inseguendo un sogno si è trasferito a Londra e da lì fortuitamente è nato tutto il resto. Forse, più che fortuitamente, bisognerebbe dire per il merito delle accademie inglesi (e suo ovviamente).

Il fatto è che se il sogno della musica non fosse mai arrivato a quel ragazzo probabilmente lui non sarebbe mai partito con tutto ciò che poi ne è conseguito dopo. Il che vuol dire che oltre alle capacità individuali esistono altri fattori, esterni e imponderabili, da cui dipende nel bene e nel male la persona che siamo e diventiamo.

Penso dunque che si debba fare molta attenzione prima di riversare su chi è precario tutta la responsabilità della propria situazione rischiando per altro di mortificare le energie e l’inventiva di chi giorno per giorno si industria a costruirsi la vita.

Prima di concludere mi piace ricordare Massimo Coppola, che credo, fra gli altri, sia stato quello che ha affrontato con maggiore sensibilità il tema in questione. Questo al di là del film presentato.

{ 2 comments… read them below or add one }

m.berettaliverani June 4, 2008 at 7:53 pm

Ciao Silvia,
il tuo commento alla serata mi trova molto in sintonia. perché non lo posti anche sul forum C-Lab Fondazione CRT.
Grazie, ciao
Massimo

Reply

angela June 4, 2008 at 10:56 pm

Sapete cosa mi ha impressionato di più in tutta la serata? Il racconto dell’insegnante che diceva: dopo 25 anni di lavoro ora ho delle classi che non si interessano del proprio futuro… Mi ha impressionato perché ho sempre pensato che i giovani devono lottare per il proprio futuro, perché io mi appassiono alle cose e mi rendo conto che spesso le difficoltà “normali” possono sembrare sanguinose a chi le vive. Però ho paura dentro di me che sia vero. Che molti ragazzi non si sentano più tanto motivati a addentare il loro futuro. Non perché questo futuro non ci sia (i più svantaggiati sono di solito quelli che lottano con energia inesauribile), ma al contrario. Non so, spero proprio che non sia così. Comunque la maggior parte dei ragazzi dell’altra sera, essendo borsisti o stagisti erano ben motivati. In bocca al lupo a tutti

Reply

Leave a Comment

Previous post:

Next post: