Summary (ovvero dell’insegnamento)

by Silvia on November 12, 2009

Un paio di link interessanti: un articolo e il rapporto NAGA 2009 sulla clandestinità. Non ho avuto ancora modo di leggerlo ma lo farò al più presto.

Che altro? Un’idea che mi è venuta ieri al corso. In questi giorni sto seguendo un corso per l’insegnamento della seconda lingua agli stranieri. E’ un corso per insegnanti e come spesso accade in questi casi il corso per insegnanti diventa anche corso sull’insegnamento. Con tutti i distinguo del caso, e con la precisazione, di fondo, che si tratta dell’insegnamento della seconda lingua.

Ieri parlavamo dell’ascolto. Cos’è l’ascolto e quanto serva. L’ascolto in senso stretto innanzitutto, quello che viene sottoposto agli studenti tramite nastri e materiale sonoro di varia natura. L’osservazione facile e immediata e anche diffusa è stata che spesso e volentieri l’ascolto di materiali confezionati apposta è piuttosto noioso e la possibilità di distrarsi è alta.

Proprio per questo l’insegnante dovrebbe metter in atto tutta una serie di strategie per stimolare l’attenzione e mantenere vivo l’interesse. Esistono varie tecniche a riguardo, penso ad una discussione preliminare del tema che verrà affrontato e una serie di altri accorgimenti da adottare prima e dopo l’ascolto. Ma l’insegnante soprattutto, questo ci sembrava importante, deve sollecitare l’attenzione, favorire l’interazione e stimolare in modo diverso la partecipazione di ciascuno.

Esiste però un secondo ordine di considerazioni che trascende il primo e ripropone le questioni appena toccate, l’insegnamento da un lato e l’ascolto dall’altro, ad un livello più alto.

E’ vero, l’ascolto può essere noioso. A volte è perfino difficile, perché vuol dire entrare in un ambito di riflessioni e questioni che in quel momento non sono i nostri. Però è anche vero che l’ascolto, questa cosa difficile, è anche l’unico modo che abbiamo per essere presenti al mondo, per comprenderlo e prendervi parte. Senza ascolto, se non ci sforzassimo di ascoltare, rimarremmo fuori da tutto ciò di cui si-parla, si-dice, si-discute. Dunque rimarremmo isolati.

E questo è  il primo punto. Viene il secondo.

L’insegnante e l’insegnamento. L’insegnante cosa fa se non vuole perdere il suo studente? Lo motiva all’ascolto come dicevamo prima, lo stimola, gli propone argomenti a lui magari vicini affinché, nel caso specifico, possa compiere meglio lo sforzo di imparare una lingua. L’insegnante è un facilitatore. Questa definizione è uscita già qualche volta a lezione.

Però è anche vero che forse l’insegnante può avere un compito più alto. Cioè quello di far passare l’idea che l’ascolto sia una modalità fondamentale del nostro essere persone e che dunque questa abilità debba necessariamente essere portata fuori dall’aula ed esercitata nei contesti più disparati. Diciamo che forse l’insegnante avrà raggiunto il suo scopo, e questo vale per ogni forma di insegnamento indipendentemente dal contenuto specifico della propria materia, quando sarà riuscito a trasmettere l’ascolto, che non è cosa diversa dalla predisposizione ad apprendere in contesti anche extra-scolastici, come modalità fondamentale del nostro modo di essere e vivere.

Quando avrà insegnato ad ascoltare.

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