Corso di preparazione al parto

Comunicazioni di servizio #1 + Qualcosa in più

by Silvia on December 16, 2011

Un giorno dovrò dare conto di questa avventura attraverso la sanità piemontese sul tema della maternità. Dovrei fare i complimenti a cose e persone citando nomi e cognomi. Nove mesi di gravidanza senza aver speso una lira, un centesimo di euro.
Ho fatto esami, visite ginecologiche di ogni tipo, ecografie, tutto retribuito dalla Regione a cui vanno, siano in questo caso benedette, le mie e quelle degli altri, tasse. Il Consultorio da cui sono stata seguita, lo dico magari per chi, abitando magari da queste parti, avesse il dubbio se essere seguito attraverso la struttura pubblica oppure attraverso quella privata, é quello di Via Monte Ortigara, l’ospedale di riferimento (non per la nascita :) spiegherò piú avanti) é il Martini.
Tramite consultorio ho seguito un OTTIMO corso di preparazione al parto (“Quello che le donne non sanno”, ok il titolo é mio ma avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi cosí), un ottimo corso sull’allattamento (il titolo potrebbe essere lo stesso di cui sopra ma sarebbe meglio variare giusto per motivi di gusto), due incontri interessanti rispettivamente con ginecologo e pediatra.

Il capitolo barbarico del modo in cui tutto ciò veniva vissuto solamente 30 anni fa lo apro e lo chiudo in un batter d’occhio, ma meriterebbe di per sé un grosso approfondimento. Il titolo qui, se proprio si volesse cercarlo, porrebbe essere “parto, la rivoluzione copernicana”, magari ci torniamo.

La cosa che mi sembra interessante portare a casa oggi peró, é questa idea interessante a proposito del pianto del bambino, che é, a differenza del significato che noi diamo a questa parola, il modo preliminare e sostanziale del bimbo di stare al mondo. Il bambino, neonato, comunica, e non può non comunicare, che attraverso il pianto. Cosa comunica? I suoi bisogni, cibo, necessità di essere cambiato, coccole. Sostanzialmente bisogno di attenzione, con il pianto il bambino dice al mondo EHI, IO CI SONO, PRENDITI CURA DI ME. 
Sembrerebbe che in non so quale tribù estremamente povera dell’Africa, siano stati fatti degli studi e che, a fronte di una grave difficoltà alimentare, si siano salvati soltanto i bambini che utilizzavano il pianto come modalità fomdamentale di relazione per richiamare l’attenzione dei genitori.

A volte sembrerebbe che il bimbo pianga senza motivo, capita la sera, soprattutto nelle prime settimane di vita, e che i genitori non riescano a capire cosa stia succedendo. 
Prenditi cura di me INCONDIZIONATAMENTE, questo sta dicendo il bambino. La mamma risponde, corrisponde a questo bisogno di amore incondizionato accompagnando un pianto che pure non capisce. Questo credo voglia dire essere madre.
Sembrerebbe che chi é in grado di rispondere incondizionatamente alle richieste di amore dei propri figli, avrà dei figli capaci di autonomia, chi non saprà farlo crescerà figli appiccicosi e insicuri. Il vizio inteso nel senso del viziare, in questo contesto non  esiste, e se esiste si trova sul versante opposto, quello di un amore fragile.

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