Sottotitolo, parafrasando Popper:
Un partito aperto e i suoi nemici
Alcune note a margine di queste elezioni regionali:
1) chi vota Grillo non è il “partito” di Grillo, né chi vota Di Pietro è integrato con il suo partito, che come è noto è fatto anche, a volte, di fuoriusciti reciclati da altri partiti. Vedi ad esempio il caso di un tal Flavio Bucci fuoriuscito da Forza Italia e candidato alle regionali con l’IDV.
Ergo
2) non voler parlare a quelli che ora protestano vuol dire non parlare a quelli che, a sinistra, potrebbero con piena legittimità far parte dell’elettorato del Partito Democratico.
Penso alla base popolare che aveva il Pci di Berlinguer. Faccio difficoltà a pensare che chi oggi è esasperato da questo mondo destroverso non possa fare parte di un PD autenticamente inteso, aperto, radicato nella società e di sinistra.
Conosco tante persone sinistroverse che non hanno nulla a che fare con quella cosa che viene chiamata sinistra radicale e che starebbero molto volentieri dentro il Partito Democratico “solo se”.
Solo se, e qui è facile concluderlo, si sentissero rappresentate. (Giovani sempre più disoccupati in Italia +7,6% rispetto alla Ue, titolo di oggi di Repubblica)
Questo mi permette il passaggio al punto tre:
3) non sarebbe stato il caso, per scegliere i candidati delle regionali, fare le primarie e interpellare non soltanto tutti quelli di cui ai punti 1 e 2, ma anche la base stessa del PD?
E che cosa forma quella base (limitata non soltanto agli scritti ma estesa a tutto l’elettorato) + tutti coloro che stanno alla periferia del Partito Democratico ma comunque pur sempre fuori perché non hanno nessuna voglia di turarsi il naso?
Un partito aperto.
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