Il Fedone di Platone, Sulle tracce di Nives di Erri de Luca e Senza Verso di Emanuele Trevi. Tre libri di viaggio, il primo è un viaggio verso la morte, il tema è quello dell’immortalità dell’anima, il soggetto è Socrate. Socrate che beve la Cicuta, Socrate che parla con Simmia e Cebete nella sua cella, Socrate che scaccia Santippe che gli rompe le scatole. Socrate che l’ultimo discorso è come il canto del cigno, Socrate che prima di morire chiede a Critone di regalare un gallo ad Esculapio.
Il secondo (Sulle tracce di Nives) è un libro di viaggio, è il viaggio di Nives, che in latino vuol dire proprio neve, Nives Meroi, su un ottomila, senza ossigeno e senza sherpa che ti portano i pesi. Di questo libro ricordo Romano, di parecchio avanti a lei nella scalata, qualche ora forse. Non è tornato indietro per cercarla, vedere che fine avesse fatto. Ha avuto fiducia che arrivasse. A certe altitudini devi anche fare attenzione a non addormetarti, a non crollare dal sonno perchè l’ossigeno ti manca e la testa ti si annebbia, vorresti dormire. Se ti addormenti è la fine. Nives riporta l’attesa di Romano, il suo non voltarsi indietro come fiducia profonda. Un atto d’amore grande.
Il terzo libro è Senza Verso di Emanuele Trevi. Siamo a Roma, nell’ estate torrida del 2003. E lui, quest’anima solitaria, si va a rifugiare al fresco dentro la basilica inferiore di San Clemente. Una frescura che non si sarebbe mai immaginato. Tra l’altro lì trova delle strane iscrizioni affrescate sui muri “Fili de le pute, traite!” legge, sono le prime iscrizioni in volgare. Il libro è particolare e adatto direi quasi ad un momento di noia e di scazzo.
Spero che questi tre libri, che ho letto, e che non ho più, volino sulle gambe di altri uomini divenendo parte della loro storia come lo sono stati per me. Mi torna in mente la frase di Falcone, le idee che cammineranno sulle gambe di altri uomini. Vorrei fosse così.

