Di colpo mi rimbombò nell’orecchio il suono della parola m u t a.
Di cosa, di corde? Le corde servono per annodarsele in vita, per farsi calare nel vuoto in attesa di toccare terra.
No, le corde non possono essere e poi ho fatto un giro doppio, la muta è delle corde sì, ma di quelle che si suonano.
E io che suono, la cetra? No, neanche questa può essere.
La muta dei sub allora, per scendere nel buio degli abissi e magari perdere il senso dell’orientamento, non sapere più dove si sale e dove si scende.
M u t a. Rimbomba nell’orecchio. Cos’è questa parola.
Ma non sai darti una risposta. Con la bocca accenni a un movimento. Vuoi dire qualcosa.
Ma sì! E’ come non avere più niente da dire perché la notte ti ha raggiunto. Come se lei, la notte, confondesse sotto il suo mantello le sagome di tutti e non ti lasciasse vedere più nessuno.
E tu, che parli a fare? non serve.
Insomma è notte e ti manca il fiato, e le corde vocali, vedi, torniamo alle corde, vibrano mute.
